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26 settembre 2005

La disgregazione Iugoslava

Febbraio 1994: un colpo di obice si abbatte sulla piazza più grande del mercato di Sarajevo gremito di folla, 66 morti, più di 200 feriti. Il giorno
Febbraio 1994: un colpo di obice si abbatte sulla piazza più grande del mercato di Sarajevo gremito di folla, 66 morti, più di 200 feriti. Il giorno precedente tre granate avevano ucciso 10 persone in fila per ricevere la propria razione di generi alimentari. La guerra genera guerra, l’odio genera odio, il sangue crea sangue. Nulla di più vero accadde durante il lungo e sanguinoso processo di separazione e autodeterminazione dei paesi facenti parte della Iugoslavia, mosaico di popoli e storie “incollato” all’indomani della prima guerra mondiale e affidato al re Pietro di Serbia. L’unione politica di Slavi, Croati, Serbi e Musulmani si basava su un equilibrio instabile e precario che, fino al 1989, era stato mantenuto dalla presenza e dal carisma del socialista Josip Broz detto Tito che aveva in circa 40 anni di governo creato la “Repubblica Socialista Federale Iugoslava” dotandola di una costituzione federale nel 1974 e di una posizione strategica. Il “modello iugoslavo” divenne fondamentale nell’ordine mondiale essendo considerato un polo equidistante tra capitalismo occidentale e comunismo sovietico. Alla morte di Tito affiorarono i vecchi odi etnici, le differenze culturali e le questioni religiose che portano nel ’91 alla dichiarazione di indipendenza di Croazia, Slovenia e Bosnia. Tale ventata di nazionalismo e rinnovamento causò i cruenti scontri con i Serbi guidati da Milosevic. La Slavia del sud vedrà deportazioni, persecuzioni, genocidi, pulizie etniche stupri di massa, tentativi falliti di trattati di pace e 5 lunghi anni prima dell’accordo di Dayton del novembre del ’95 tra Iizetbegovic, Milosevic e il croato Tudjiman, con il quale si arrivò all’indipendenza dei vari paesi dell’ex Iugoslavia e alla stabilità politico-militare nei balcani.

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