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22 settembre 2005

Mobbing – mi piace lavorare

Raro esempio di film italiano girato in un ambiente di lavoro, la pellicola della regista Francesca Comencini è frutto di una ricerca sul campo e di
Raro esempio di film italiano girato in un ambiente di lavoro, la pellicola della regista Francesca Comencini è frutto di una ricerca sul campo e di un documentario girato per il sindacato CGIL di Roma centro. Impiegati, operai, sindacalisti, dirigenti e arrivisti affollano le sequenze claustrofobiche e un po’ cupe della “normale indifferenza quotidiana” ritratta. La storia è quella di Anna segretaria romana, donna mite e sola, con padre in casa di cura e figlia undicenne a carico che diventa vittima di una manovra di mobbing (molestie sul lavoro) finalizzata a costringerla alle dimissioni. La vicenda è trattata a più livelli: quello intimo del rapporto madre (Nicoletta Braschi)- figlia (Camille Dugay Comencini), e quello pubblico dell’ambientazione sociologica-lavorativa. Colpiscono lo spettatore sia l’esasperante timidezza e sottomissione della protagonista, sia il realismo degli eventi. Il LM viene prodotto con il limitato budget di 300.000 euro e col supporto del sindacalista Daniele Ranieri e l’avvocato del lavoro Assunta Cestaro. La regista a distanza di un anno è ora in corsa con l’ultimo lavoro “La bestia nel cuore” alla 62° mostra del cinema di Venezia.

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