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26 settembre 2005

Un canile, tante convenzioni. L’esperienza diretta di Nadia Bassano

Cari amici di animalieanimali, mi chiamo Nadia Bassano e sono di Salerno. Premetto che sono una volontaria del canile municipale della mia città, gestCari amici di animalieanimali, mi chiamo Nadia Bassano e sono di Salerno. Premetto che sono una volontaria del canile municipale della mia città, gestito da un’Associazione Animalista, e di conseguenza parlo conoscendo molto bene la realtà dei canili: so perfettamente che non sono hotel di lusso e che ogni giorno può esserci un’emergenza, ma la realtà della struttura di cui sto per parlare è completamente diversa. Tra i canili lager recentemente denunciati e sequestrati in varie zone d’Italia, manca sicuramente uno all’appello, e siamo perciò in tanti a chiederci quanto potere abbia questo “rifugio” che continua, indisturbato, la sua attività da circa venticinque anni: mi riferisco al pluridenunciato canile privato “Ciceralensis – Oasi San Leo”, sito a Cicerale nel Cilento (provincia di Salerno), che ha appalti con le ASL del Salernitano e con circa 100 Comuni, il cui titolare è Mauro Cafasso, sebbene il gestore a tutti gli effetti risulta essere Giovanni Cafasso, pensionato, padre dell’intestatario. Funziona così: arriva un esposto, spesso anonimo, in un Comune del Salernitano con cui i Cafasso sono convenzionati (praticamente tutti, era arrivato ad avere convenzioni persino con alcuni Comuni della Provincia di Napoli!) su qualche cane vagante, generalmente buono e mansueto (basta un fax o una telefonata di qualche intollerante del posto che lo segnala come “pericoloso”): nel giro di pochi giorni sul posto arriva la ditta Cafasso, generalmente nella persona del padre del titolare (accompagnato da un ragazzo dell’Est) che, con metodi violenti e sbrigativi, fa entrare i cani su un angusto furgoncino, privo di adeguata aerazione, che spesso deve percorrere centinaia di km dal posto in cui si trovavano. La ditta Cafasso riceve dalle ASL circa cinquanta euro per ogni cane accalappiato, non importa quale cane: emblematico è il caso di un’husky fulva prelevata al posto di un rottweiler perché quest’ultimo non si era trovato, cosa che posso dichiarare con certezza visto che è successo proprio a me qualche anno fa! Molte convenzioni sono una tantum, ovvero il Comune paga per il prelievo dei randagi ma non fornisce fondi per il mantenimento degli stessi, quindi per la ditta Cafasso la cosa più importante è fare comunque il “pieno”. Altre volte il Comune paga per il mantenimento del cane: proprio pochi giorni fa è partita una denuncia, l’ennesima, per la sparizione di un cane accalappiato circa due mesi a Mercato San Severino, un Comune della Provincia, e dato “in custodia” al canile di Cicerale. Appena la signora che si occupava del cane ha ottenuto il permesso dall’ASL (ci sono volute settimane) per riscattarlo e farlo poi diventare cane di quartiere, è andata con alcuni volontari, ma il cane non c’era più. Lo hanno cercato in tutti i recinti, ma per loro stessa ammissione, non risultava né adottato né deceduto, anzi, dissero addirittura che poteva essere scappato! Due giorni dopo le telefonano dicendo che il cane era morto… E chissà da quanto tempo questo Comune pagava per un cane ormai deceduto. Ma tanto la specialità dei Cafasso è di avere le carte (solo quelle) in regola al momento opportuno: come è già successo altre volte, il veterinario di turno compiacente dirà che il cane era deceduto il giorno prima. Impeccabile all’occhio meno attento, conta una mortalità di cani del 70%. Basta porsi una semplice domanda: perché qualsiasi canile ben tenuto, in poco tempo, diventa saturo, mentre questo continua ad avere sempre spazio? Mauro Cafasso è già stato denunciato per utilizzo del Tanax vietato, potente e letale veleno per eliminare i cani in eccesso, magari quelli che dopo un po’ di tempo non vengono “reclamati”. Una volta trasportati nella struttura, i cani ne escono solo sotto forma di polvere e cenere dai forni crematori (l’inceneritore si trova lì dentro): è un vero e proprio lager, dove il volontariato non esiste, le adozioni neanche, la pratica di microchippare gli animali e aggiornare le schede sanitarie da parte dell’ASL sono solo parole scritte su di un testo di legge. Centinaia di animali sono stipati in recinti più o meno grandi, abbandonati a loro stessi, coperti di parassiti, annientati dalle malattie. L’ingresso in canile è osteggiato dai proprietari e dal personale. Le denunce sono tante, presentate da persone di tutta la Provincia di Salerno che non si conoscono tra loro, eppure vengono regolarmente insabbiate. Sono troppo ben protetti e fanno comodo alle varie amministrazioni comunali che, con poco, risolvono così il problema del randagismo: effettuare sterilizzazioni sul territorio, migliorare le strutture pubbliche, incentivare le adozioni, sarebbe molto più impegnativo! Volevo solo far conoscere a tutti i lettori di animalieanimali questa ennesima vergogna, chiedendo di imprimere nella propria mente anche il nome di questo ennesimo lager, così da poter esultare con me quando, spero il prima possibile, i giornali ci informeranno, finalmente, anche della sua chiusura e dell’arresto dei gestori. Grazie,
Nadia Bassano

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