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10 ottobre 2005

“Amore e Guerra”: il nuovo album di Enrico Ruggeri, il capolavoro di un poeta moderno

Enrico Ruggeri non è mai stato in tutta la sua carriera un’artista come tanti altri, ma con la sua sensibilità, sublimata in una delle canzoni più belEnrico Ruggeri non è mai stato in tutta la sua carriera un’artista come tanti altri, ma con la sua sensibilità, sublimata in una delle canzoni più belle “Quello che le donne non dicono”, e con il suo desiderio di fare di un testo un piccolo ritratto della vita quotidiana e delle realtà più difficili, impegnandosi anche in tematiche sociali di grande rilievo come in “Nessuno tocchi Caino”, è riuscito ad essere diverso e soprattutto a farsi amare così tanto dai suoi sempre più numerosi fans.
Tutto questo accadeva ieri, quando pensando a lui ci venivano in mente le note rock di Contessa o le romantiche canzoni come Mistero; oggi invece Ruggeri con il suo nuovo album, “Amore e Guerra”, uscito il 23 settembre, non è più un semplice cantautore, ma un poeta, un narratore maturo di ciò che è il sentimento comune della gente all’alba del XXI secolo, con le sue mille paure e banalità, e con un grande desiderio di ritornare con la memoria ai vecchi ricordi.
Nelle dodici canzoni dell’album ci si trova davanti ad una sfilata di vecchie e nuove emozioni, di vecchi e nuovi personaggi: dal valore degli eroi solitari alle paure dell’uomo moderno, dal poetico aviatore in cerca d’amore e di se stesso (un moderno Saint-Exupery ) al calciatore egoista e fin troppo sicuro di sé.
Subito ad un primo ascolto veloce dell’album ci si rende conto che “Amore e Guerra” non è altro che un viaggio, un viaggio nella parte più profonda dell’animo umano, un viaggio nel cuore del cantante che, come qualsiasi altro uomo, si divide tra ricordi, sogni e paure.
Inevitabilmente sensibile alle vicende degli ultimi anni, Ruggeri riflette su quanto siano uguali l’uomo occidentale e quello dell’Oriente, diversi per religione, cultura e situazione politica, ma non nella paura per tutto ciò che è diverso; sono passati alcuni anni ma la paura del protagonista e del suo nemico ne “La guerra di Piero” di De Andrè, torna con tutta la sua forza nelle parole del cantante.
Ma l’uomo moderno oltre che pieno di fobie è anche spettatore assiduo di una televisione che è e che ci vuole sempre più banali e attorniato da personaggi grotteschi quali calciatori egoisti, attori e soubrette lontani da quella parte del mondo che vive in estrema povertà e degrado.
Così in “Trash”, una bambina viziata e solitaria, lasciata in balia della tv, viene inghiottita come un’Alice carrolliana in un mondo assurdo e crudele.
E in un mondo così brutto, fatto di paure e finzioni, non resta che rifugiarsi nei sogni, sogni che come in “ Quando sogno non ho età” ci riportano ai perduti affetti, alle emozioni che il passato risveglia in noi.

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