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19 ottobre 2005

Big fish: le storie di una vita incredibile

Un sorprendente viaggio nella vita di uomo, lungo e colorato come un sogno, in continuo bilico tra la realtà e l’immaginazione, tanto ammaliante quantUn sorprendente viaggio nella vita di uomo, lungo e colorato come un sogno, in continuo bilico tra la realtà e l’immaginazione, tanto ammaliante quanto impossibile da credere: questa è la metafora sapientemente usata da Tim Barton, regista del surreale, per trattare di un tema delicato come quello del rapporto tra padre e figlio. Edward Bloom è infatti un formidabile narratore di storie, simpatico e amato da tutti che sta per morire. Suo figlio Will è un giornalista ed è invece interessato solo alla verità. La drammaticità del film, sottile e penetrante, nasce proprio dal profondo seppur pacato contrasto tra queste due personalità così diverse e dall’affetto viscerale e nascosto che lega il protagonista al suo vecchio padre. Il regista è bravo a condurci sia lungo i sentieri fantasiosi delle emozioni, attraverso la gioia di vivere e la grande bontà istintuale e sincera di Edward, sia attraverso il disagio e le problematiche di Will un figlio stanco di sentire menzogne che cerca di capire chi davvero sia sua padre. Questo film aiuta a riscoprire la menzogna come mezzo per rendere irripetibili e straordinarie storie di ordinario vivere, e soprattutto a liberare dai pregiudizi e dalle banalità per approdare a nuovi impensabili e singolari modi di sentire le cose e mostrare l’amore per la vita e per l’umanità. L’umanità è anch’essa stessa protagonista nel mirabolante mondo di Barton, tragica e vibrante quanto buffa e ridicola. Ancora dal grosso cappello magico che è questa pellicola vengono fuori il tema della diversità, dell’emarginazione, della tenacia e dell’importanza di non fermarsi mai…ma proprio mai all’apparenza…falsa e sfuggevole. 7000 comparse, 150 animali, 10.000 fiori gialli tutto per realizzare questa favola adulta ambientata nel cuore dell’Alabama dal finale coerente. Da vedere.

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