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24 ottobre 2005

Cosa mangiamo?

Domanda più che lecita a cui la Lav cerca di dare risposta. Soprattutto a seguito degli ultimi episodi di pandemia. Da tempo si verificano in vari punDomanda più che lecita a cui la Lav cerca di dare risposta. Soprattutto a seguito degli ultimi episodi di pandemia. Da tempo si verificano in vari punti della terra episodi che ci costringono, per suggestione o reale prevenzione, a tenere lontani delle nostre tavole ora una bistecca, ora una frittata… È proprio per restituire sicurezza e tranquillità nell’espletamento di uno dei bisogni primari di ogni essere umano, nutrirsi, che la Lav propone di stabilire una certificazione obbligatoria per tutte le carni in commercio. Da qualche giorno, è stato fissato l’obbligo di etichetta per la carne di pollo, ma si tratta, comunque, di un provvedimento di limitata efficacia. Sebbene consenta la tracciabilità del prodotto, non fornisce informazione alcuna sulle modalità di allevamento. Sarebbe necessario che i consumatori ricevessero informazioni lapalissiane su metodi non solo di macellazione, ma anche di allevamento. Tra riceverle e comprenderle, però, passa ancora differenza. Molte volte, infatti, i dati ci sono, ma scritti in modo illeggibile o incomprensibile sul retro delle confezioni. Una chiara esposizione di tali dati permetterebbe di effettuare, inoltre, scelte ragionate e consapevoli. E sicuramente rassicurerebbe. La richiesta della Lav è che si disposto un obbligo di etichetta per le carni di tutte le specie destinate al consumo alimentare. La richiesta è stata sottoposta all’attenzione di Governo e Parlamento affinché si mostri un impegno in tale direzione. Sostenere in sede comunitaria modifiche alla Proposta di Direttiva UE per garantire benessere reale ai polli allevati e, di riflesso, maggiore qualità della carne. Sarà possibile sottoscrivere la petizione della Lav fino al 31 marzo.

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