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11 ottobre 2005

Ddl sullo stato giuridico dei docenti

Interviene il Preside della Facoltà di Scienze M.F.N. dell’Università di Pisa
Ddl sullo stato giuridico dei docenti: interviene il Preside della Interviene il Preside della Facoltà di Scienze M.F.N. dell’Università di Pisa
Ddl sullo stato giuridico dei docenti: interviene il Preside della Facoltà di Scienze M.F.N.
Il prof. Umberto Mura alla Moratti “Tante scuse Signor Ministro”

Dovremmo proprio chiedere scusa al Sig. Ministro Letizia Moratti per avere dubitato per così tanto tempo della sua predisposizione al dialogo e al confronto. Non ci eravamo resi conto che il Ministro non era solo. Oggi è chiaro infatti, per sua stessa dichiarazione (intervista a “La Stampa” del 3 ottobre scorso), che i sindacati (Uspur, Cipur) e ben 2.500 firme di illustri colleghi che fanno riferimento alla Fondazione Magna Carta (Fondazione presieduta dal docente universitario nonché Presidente del Senato della Repubblica, On. Marcello Pera), sostengono il Ministro e gli danno forza. Forse è per questo ampio consenso che, incurante di quella che definisce “minoranza molto rumorosa” il Ministro si sia sentito in dovere di fare approvare il suo ddl al Senato ricorrendo al voto di fiducia. Un atto che, oltre alla “minoranza rumorosa”, scavalca un quanto meno doveroso confronto istituzionale in Commissione Cultura, nonché un adeguato dibattito parlamentare. Che peccato per un Ministro che continua a dipingersi come persona che ascolta, e che spreco di consensi, a meno che la bontà del ddl per i firmatari di Magna Carta sia tale da giustificare l’arrogante strategia adottata per la sua approvazione. Quanti di quei firmatari leggendo questo capolavoro di ddl, che nessuno (forse) ha avuto modo di leggere nella sua maestosa inadeguatezza prima della presentazione in Senato, si riconoscano in esso e nell’arrogante strategia adottata per la sua approvazione. Almeno per onestà intellettuale che qualcuno riapra la sottoscrizione così da capire ancora meglio quanto ampia, e soprattutto motivata, sia questa maggioranza di consensi e di supporto che il Ministro Moratti dichiara di avere.
E veniamo ora alla “minoranza molto rumorosa”. Una minoranza che facendo riferimento a ben altra forza sindacale (ADRUP, CNU, ANDU, CGIL-Snur, CISL Università, UIL-Paur), si riconosce nella espressione di dissenso di non si sa più quanti Senati Accademici, Consigli di Amministrazione di Atenei , Consigli e Assemblee di Facoltà, Conferenze dei Presidi di Facoltà, Coordinamento dei Ricercatori, Studenti, Dottorandi, Precari a vario titolo, e ancora il CUN e la Conferenza dei Rettori. Sì anche la CRUI, quell’organo che il Ministro, ancora una volta di sua iniziativa, aveva individuato qualche tempo addietro come suo interlocutore privilegiato esprimente la voce dell’Accademia . Una CRUI che opponendosi finalmente con chiarezza al ddl, da interlocutore diventa oggetto di sberleffo.
Ed ecco la famosa “riforma”, ecco il disegno che per legge vuole distruggere quanto di buono c’è ancora nell’Università pubblica, quanto ancora resta dell’entusiasmo di fare cultura e trasmetterla, quanto c’è ancora di genuina curiosità alla scoperta: un testo quasi illeggibile, contraddittorio e inapplicabile. Un progetto che si dichiara moralizzante ma che appare concepito per mantenere scollato il mondo accademico dalla società civile. Chi opera nell’Università oggi desidera, anzi, a questo punto pretende, che il suo fare venga sottoposto a vaglio, venga valutato per gli obiettivi che riesce a centrare nel suo rapporto con gli studenti e per la ricerca che riesce a produrre in relazione ai mezzi che il Paese vorrà mettergli a disposizione. Niente di tutto questo nella riforma Moratti, dove la moralizzazione dell’Università, la battaglia contro i conflitti di interesse dei famigerati “professori universitari” viene combattuta riportando i concorsi universitari a livello nazionale (un ridicolo specchietto per le allodole che il Ministro e i suoi sostenitori non possono disconoscere) aprendo nel contempo a forme di docenza “aziendale” i cui futuribili scenari non esigono particolari doti di fantasia per essere immaginati.
A nessuno, tra chi oggi continua a sostenere l’iniquità della “riforma Moratti” e la deprecabilità della via scelta dal Governo per approvarla, è mai venuto il dubbio che l’università esiga una riforma. Una riforma che faccia chiarezza dei diritti e dei doveri del corpo docente, che regolamenti l’accesso, distinguendo il reclutamento dalla progressione di carriera; una riforma che ridimensioni l’attuale precariato a un accettabile periodo di formazione con adeguato margine di possibilità di assunzione e che riconoscendo la rilevanza della figura dell’attuale ricercatore universitario nella sua reale funzione docente, la istituzionalizzi come fascia d’ingresso alla docenza; una riforma che rifugga da malcelate ope legis e favorisca il ringiovanimento del corpo accademico, che fornisca strumenti per moralizzare là dove di moralizzazione c’è necessità, una riforma che nel favorire l’apertura degli atenei alle imprese non ne esalti l’asservimento.
Un’occasione persa per Lei, Sig. Ministro, e una vera iattura per l’università pubblica e per il nostro Paese.
Il prof. Umberto Mura

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