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25 ottobre 2005

Il pericolo corre sull’autostrada

Non tutte le esperienze sono così “piacevolmente” tragicomiche come quella letta sullo scorso numero della Gazzetta di Salerno. Ci sono tragitti che
Non tutte le esperienze sono così “piacevolmente” tragicomiche come quella letta sullo scorso numero della Gazzetta di Salerno. Ci sono tragitti che portano alla cittadella universitaria che non sono altrettanto lunghi come la distanza fra Sala Consilina e Fisciano. Da quasi dieci anni, parto ogni mattina da Battipaglia per raggiungere l’università. Considerando i 70 km giornalieri, andata e ritorno, percorsi per otto mesi circa in un anno… Avrò superato i 100.000 km fino ad oggi. Per ragioni di lavoro, flessibilità d’orario e di moneta, ho cominciato presto a viaggiare in auto. Sono passato attraverso l’infaustissima era dei lavori di ammodernamento della tratta Battipaglia-Pontecagnano, tempi in cui sapevi quando partivi, ma ci si poteva affidare solo ai più eccentrici vaticini per immaginare l’ora di arrivo. Grazie all’autonomia delle quattro ruote personali, ho scoperto gli itinerari alternativi alla A3, come l’Ofantina fra Lioni e Contursi oppure la più fantasiosa Calvanico-Giffoni. A volte sull’autostrada infatti si impiegavano due ore e tre quarti (con una punta massima di cinque ore e quindici che pure mi è capitata…) fra la partenza dal parcheggio fiscianese e l’arrivo sotto casa, una distanza che, in termini di tempo, si potrebbe coprire in venti-trenta minuti.
Tante cose sono cambiate in questi anni ma il punto critico è sempre stato lo snodo Salerno-Avellino, in particolar modo quella lingua biforcuta e nera che parte da Baronissi e lambisce Fratte.
La cronaca nera ha una fitta lista dei nomi di colleghi studenti, amici, coetanei e non, morti tragicamente su quella autostrada. Solo per fortuna, io posso ancora scrivere e raccontare queste cose dopo essere uscito illeso da un incidente un mese fa, nei pressi della fonderia. La dinamica è sempre la stessa: periodicamente i lavori che interessano l’uscita di Fratte creano, dopo le 16.30, un insidioso serpente di auto dopo Baronissi. Questo avvolge fra le sue spire decine di auto, contorcendone le lamiere in tamponamenti più o meno gravi, spesso mortali, sicuramente problematici. Dopo una curva ci si ritrova un incolonnamento fermo e la macchina o il tir di turno, lanciati a spregiudicata velocità, non riescono ad evitare ciò che diviene un inevitabile tamponamento. Queste corse spesso terminano nell’abitacolo del veicolo che precede, generando così ancor più disperate gare contro in tempo verso il pronto soccorso.
Un pendolare, uno studente, un docente, un lavoratore, un semplice gitante, rischiano concretamente la vita ogni giorno in quei pochi km. Non parla il trauma emotivo che ho subito, ma il cinico bollettino della stradale: nel solo mese di ottobre 2005, ci sono stati almeno quattro incidenti, uno di essi mortale, senza contare le vittime degli ultimi anni. Questi tamponamenti sono dovuti, il più delle volte, alla tragica incoscienza di chi guida troppo stanco, troppo ubriaco, troppo veloce… Ma SEMPRE vengono favoriti da una strada che dell’imprevisto ha fatto la sua regola.
Che fine hanno fatto i piani per i trasporti integrati regionali? E la Circumsalernitana? Dove sono i fondi per potenziare il servizio autobus verso la città e navetta dalla stazione? Sono anni che se ne parla, diverse sono le amministrazioni che, a cavallo delle elezioni, hanno brandito questi progetti per poi riporli prudentemente in un cassetto, mentre il costo sociale di questa situazione cresce senza alcuna soluzione. Delocalizzare o chiudere lo svincolo di Fratte, raddoppiare i collegamenti almeno fra Fisciano e Salerno (visto che si è deciso di impiantare il campus lontano dall’urbe), realizzare la bretella di collegamento Pontecagnano Fisciano. Non me ne vogliano i Verdi, ma preferisco una montagna spianata ad una vita che finisce sull’asfalto.

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