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14 ottobre 2005

Le donne all’assemblea

Una piacevole utopia per Aristofane, un incubo per i nostri parlamentari.
Mercoledì 12 ottobre è stato bocciato, con 452 no e 140 sì, l’emendamenUna piacevole utopia per Aristofane, un incubo per i nostri parlamentari.
Mercoledì 12 ottobre è stato bocciato, con 452 no e 140 sì, l’emendamento sulle quote rosa presentato dalla Commissione e sostenuto dal Governo.
L’emendamento prevedeva una quota di donne nelle liste non inferiore al 30%, con il criterio di 3 candidati di un genere e uno dell’altro, tuttavia i voti contrari a questa proposta sono arrivati sia dall’opposizione sia dalla maggioranza (basti pensare ai 180 voti contrari della Cdl ).
La negazione di questo diritto delle donne a far politica dimostra quanto ai giorni nostri la parità sessuale in certi ambienti sia soltanto un’utopia.
Eppure, quasi 2400 anni fa, uno dei più importanti commediografi della Grecia classica, Aristofane, nella commedia “Ecclesiazusai” ovvero “Donne all’assemblea”, aveva proposto un tipo di governo in cui sarebbero state le donne a detenere il potere. La vicenda descritta da Aristofane ha luogo ad Atene dove le donne vogliono porre rimedio agli esiti disastrosi del malgoverno maschile, fatto di assurde proposte ed atteggiamenti incoerenti. Le donne ateniesi, guidate dalla fautrice di questo piano, Prassagora, uscite di casa all’alba e travestite da uomini, occupano la maggioranza dei posti nell’Ecclesia e, presentata la rivoluzionaria proposta, riescono a farla approvare facilmente dato che i mariti sono rimasti a casa non avendo trovato di ché vestirsi.
L’utopistica soluzione della cessione del governo alle donne è sostenuta dall’autore in un’altra sua opera, la “Lisistrata”, in cui afferma la sua fiducia verso il sesso femminile per la naturale propensione all’onestà e al buon senso. Certo le “Donne all’assemblea” è un’opera senz’altro di critica nei confronti di un governo che ad Aristofane sembra aver perso ogni dovere civico e ogni principio morale, e per questo ci sembra ancor più attuale. La paura dimostrata dai nostri politici nell’affidare parte del potere alle donne è dettata a mio parere dal timore che queste dimostrino maggior bravura nel gestire la cosa pubblica e che possano raccogliere grande consenso nel popolo, come per altro hanno più volte mostrato di saper fare nel corso della storia. Proprio delle donne che nei secoli sono riuscite a dimostrare le loro capacità all’interno della politica e del governo parla un libro uscito da poco nelle librerie italiane, “Amanti e regine. Il potere delle donne” di Benedetta Craveri.
Questo testo concentra la sua attenzione su alcuni esempi, come Caterina de’ Medici, Maria Antonietta, Diana di Poitiers e tante altre donne, che sono riuscite a conquistare il potere, nonostante questo gli sia sempre stato negato dagli uomini.
Per secoli è stato infatti predicato che affidare a una donna una qualsiasi responsabilità di governo fosse “cosa ripugnante alla natura, contumelia a Dio, sovvertimento del retto ordine e di ogni principio di giustizia”, ma alcune donne nella storia sono riuscite ugualmente a prendere il potere.
Sarebbe bene far trovare sul banco di ogni parlamentare una copia della commedia di Aristofane e del libro di Benedetta Craveri, forse cambierebbero idea, o forse continuerebbero ostinati ad allontanare le donne da ciò che magari potrebbero fare meglio di loro.
Solo una cosa è certa: le donne non si fermeranno di fronte a quei 452 no, andranno avanti per la loro strada in compagnia dei loro sogni, con nella mente l’esempio di grandi donne come Maria Antonietta o Caterina de’ Medici.

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