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25 ottobre 2005

Mare dentro

Da “Tesis”, a “Apri gli occhi”, passando per “The others” fino all’ultimo “Mare dentro”, il regista Alejandro Amenabar conferma la rara capacità di raDa “Tesis”, a “Apri gli occhi”, passando per “The others” fino all’ultimo “Mare dentro”, il regista Alejandro Amenabar conferma la rara capacità di raccontare le sfumature e sceglie, ancora una volta, l’incontro tra mondi paralleli in apparenza inconciliabili. Bene e male, realtà e immaginazione, vita e morte sono il bianco e nero del mondo raccolti, filtrati e raccontati per noi dal regista cileno. Il film narra con toni lenti e drammatici dell’autentica esperienza del cinquantenne Ramon Sampedro, spagnolo che, appena ventenne, in seguito ad un doloroso incidente, diviene tetraplegico. L’uomo stanco, spento e rassegnato chiede alla nazione la libertà di morire e troncare dignitosamente il suo dolore. Il regista ci offre diverse prospettive del delicato problema creando intorno alla vicenda un considerevole numero di storie e personaggi che s’intrecciano e si raccolgono intimamente intorno alla storia di Ramon. Amenabar, pur sostenendo l’ eutanasia, evita di mostrare troppo apertamente e fastidiosamente il proprio modo di vedere la vicenda, offrendo così allo spettatore la possibilità di crearsi delle opinioni personali e di affezionarsi alla storia profonda e intensa del protagonista. Questi è interpretato da uno strepitoso Javier Bardem (giustamente premiato a Venezia con la Coppa Volpi), attore dalla fisicità travolgente qui azzerata da un’immobilità miracolosamente comunicativa. Musica e immagini sono ottimamente corrisposti a voli di fantasia nascenti dal moto immobile dell’animo in pena del protagonista, che, costretto a vivere a metà e anelare l’infinito si esprime attraverso una tremante penna e una struggente poesia. Nonostante la pellicola sia ben diretta, il tema, angosciante e logorante, risulta comunque difficile sia da esporre (evitando luoghi comuni e superflui vittimismi) che da assimilare.

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