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27 ottobre 2005

Renzo Rossellini a Fisciano

Ieri Renzo Rossellini, figlio dell’indimenticabile Roberto, ha tenuto una lezione di storia del cinema del corso di laurea di Scienze della ComunicaziIeri Renzo Rossellini, figlio dell’indimenticabile Roberto, ha tenuto una lezione di storia del cinema del corso di laurea di Scienze della Comunicazione, invitato dal professor Jaccio. Ex centro stampa praticamente pieno in ogni ordine di posti, grande attesa tra gli studenti, ansiosi di conoscere il padre del neorealismo italiano, attraverso gli occhi del figlio.
Prima di iniziare, Renzo non ha nascosto la sua estrazione politica esprimendo solidarietà nei confronti degli studenti di Roma, e ha poi “rimproverato” gli stessi studenti di Fisciano affermando che avrebbe preferito tenere una lezione in un’Università occupata, perché anche in stato di agitazione è possibile fare attività didattica. “Per non diventare robot del potere, i vostri colleghi del ’68 e del ’77 hanno lottato”, così ha chiuso il suo “monito”.
Dopo questa introduzione “polemica”, comincia il suo intervento cercando di chiarire subito alcuni dubbi creati dalla critica cinematografica, che è solita dividere l’opera di Rossellini in due fasi: quella neorealistica e quella didattica legata alla sua produzione televisiva. Secondo Renzo, il cinema è uno strumento di docenza, suo padre ha sempre realizzato film didattici sia nel periodo neorealista che televisivo, dunque è sbagliato fare questa distinzione; lo scopo del regista era quello di far riflettere provocando la sensibilità e l’intelligenza umana.
La lezione prosegue su toni piacevoli, Renzo sa farsi ascoltare alternando il suo pensiero con spunti satirici contro l’attuale governo. Così, tra una battuta e l’altra, invita tutti i presenti ad analizzare l’opera del padre come un continuum di film legati tra loro da un unico filo conduttore, andrebbero visti uno dietro l’altro per poter individuare la tematica che li accomuna tutti. Roberto si è sempre impegnato per la pace, era contro la guerra e non è mai mancata una grande spiritualità nei suoi lavori. L’opera di Rossellini è l’esposizione dei suoi ragionamenti, ed alcuni film,considerati minori dalla critica, sono assolutamente indispensabili per l’evoluzione del suo pensiero e la creazione di capolavori successivi. Lo stesso “Macchina Ammazzavampiri”, snobbato dalla critica, è un film importante, costituisce una fase di passaggio nel suo percorso; con questo lavoro si è scrollato di dosso l’etichetta di neorealista.
Ci sono poi stati numerosi interventi da parte del pubblico, dai quali sono emerse interessanti considerazioni. Viene sottolineato come la morte del figlio primogenito, avvenuta negli anni che separano la creazione dei due capolavori “Roma Città Aperta” e “Germania Anno Zero”, abbia provocato in Roberto uno shock emotivo fortissimo. Infatti, confrontando tra loro questi due film, che narrano del disfacimento morale che ha attraversato l’Europa nel secondo dopoguerra, si nota una diverso finale e quindi una diversa chiave di lettura della realtà: mentre il primo lascia intravedere un sentimento di speranza nei confronti della nuova generazione, il secondo si conclude con il suicidio del bambino protagonista, che rappresenta appunto la morte di ogni speranza.
Viene smentita, una volta per tutte, la leggenda del Roberto Rossellini improvvisatore; dopo la morte del padre, Renzo ha trovato oltre 16.000 pagine di progetti di film da realizzare e riflessioni e documentazioni su film già realizzati, questo lavoro di enorme ricerca che c’era dietro ogni film testimonia che non c’era spazio per l’improvvisazione.
Si spazia da un argomento all’altro, e si arriva a parlare del rapporto tra Roberto e la televisione, vista come uno strumento utile per liberare l’umanità dall’ignoranza, ma che non va usata per imporre la cultura. E’ con questo spirito che Rossellini affrontò la sua avventura televisiva: se la televisione veniva usata in maniera corretta poteva aiutare l’uomo ad aprire gli occhi su molte tematiche importanti.
Tra i tanti lavori rimasti incompiuti Renzo ha citato un film che avrebbe dovuto parlare dell’Islam, il padre aveva paura che per il petrolio potessero scoppiare conflitti tra cultura occidentale e musulmana, mascherati dietro futili ragioni. Un’altra opera era dedicata ai conquistatores, e metteva in cattiva luce la cristianità attraverso la condanna dei metodi usati dagli spagnoli una volta scoperte le Americhe.
C’è tempo anche per scherzare sullo zio Renzo, musicista mancato a causa della perdita di una falange e autore delle musiche di molti film di Rossellini: “credo che una volta mio padre mi disse che avrebbe voluto rifare le musiche di tutti i suoi film”.
Finisce tra gli applausi la visita di Renzo Rossellini, che, a microfoni spenti, rilascia l’ultima dichiarazione: “mi raccomando ragazzi, occupate l’Università”. Frase che lascia spazio ad uno spunto di riflessione; aldilà dell’opinione politica che ognuno ha, mi chiedo come mai all’Università di Salerno organizzazioni studentesche e docenti non abbiano promosso una campagna di informazione riguardo la riforma Moratti, che riguarda l’istruzione e il futuro degli studenti, oltre a quello dei ricercatori. Eppure l’Università dovrebbe essere un “universo di saperi”, dovrebbe essere il primo luogo in cui si sopperisce alla “disinformazione” che caratterizza il mondo mediatico di questi tempi. Io vedo l’Università come Roberto Rossellini vedeva la televisione: strumento che non impone cultura, ma che informa e dà modo ai fruitori di aprire gli occhi e avere una propria opinione critica nei confronti del mondo che ti circonda.

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