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6 ottobre 2005

Rinunciare a tutto meno che al fitness

Li potremmo paragonare ad un esercito: sudore e sofferenze, parole d’ordine di quasi sei milioni di italiani che frequentano assiduamente una palest
Li potremmo paragonare ad un esercito: sudore e sofferenze, parole d’ordine di quasi sei milioni di italiani che frequentano assiduamente una palestra o un centro fitness. Li vediamo correre con enormi borsoni desiderosi di raggiungere la propria meta “salutare” quanto prima; oppure recarvisi precipitosamente appena scatta “l’ora x” concessa dalla pausa pranzo. E va bene così, perché se perfino gli intellettuali conclamanti non rinunciano ai loro quarantacinque minuti di nuoto o di attrezzi al giorno, vuol dire che l’addominale rilassato non è più concesso a nessuno… Basta indagare un attimino e rendersi conto che le attuali settemila palestre italiane continueranno ad aumentare a un ritmo del 6/7% all’anno escludendo il record della Lombardia in cui i centri fitness
Dal 2000 2004 sono cresciuti del 22%. Proprio in Lombardia sta per emergere il venti hour, la prima catena aperta venti ore su ventiquattro con l’obiettivo di inaugurare quindici centri entro la fine di Ottobre. E poi ci vengono a parlare di crisi… a quanto pare il business del pesetto in continua ascesa.

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