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15 ottobre 2005

Troppa distanza: il verbale può essere annulato

Il Giudice: la distanza alla quale si trovava il verbalizzante dall’autoveicolo nel momento delle pretese violazioni era tale da non consentire una crIl Giudice: la distanza alla quale si trovava il verbalizzante dall’autoveicolo nel momento delle pretese violazioni era tale da non consentire una credibile valutazione, anche in considerazione del punto di osservazione, frontale rispetto al senso di marcia, e, quindi, suscettibile di facili errori prospettici.
Un verbale di contravvenzione fatto ad una distanza dell’ordine dei 150 metri può essere annullato per difetto di prova. E’ quanto stabilito dalla I Sezione Civile della Corte di Cassazione con sentenza del 21.07.2005 n. 15324.
Il Giudice di Pace di Bressanone, riguardo al sorpasso da parte di G.B. di altri veicoli fermi o in lento movimento al semaforo e al non aver, lo stesso, regolato particolarmente la velocità in prossimità di intersezione, ha ritenuto che la distanza che separava il vigile dall’autoveicolo del ricorrente nel momento delle presunte infrazioni (più di 150 m.) era tale da non consentire una credibile valutazione anche in considerazione del punto di osservazione, frontale rispetto al senso di marcia e quindi suscettibile di facili errori prospettici.
È probabile che il vigile abbia potuto osservare soltanto la parte finale della manovra di sorpasso effettuata dal ricorrente ricevendo l’impressione di una velocità eccessiva e di un sorpasso irregolare.
Il Giudice di merito ha correttamente applicato il principio secondo cui, con riferimento al verbale di accertamento di una violazione del codice della strada, l’efficacia di piena prova fino a querela di falso, che ad esso deve riconoscersi, ex art. 2700 c.c., in forza della sua natura di atto pubblico, oltre che riguardo alla provenienza dell’atto ed alle dichiarazioni rese dalle parti, anche relativamente agli altri atti che il pubblico ufficiale che lo redige attesta essere avvenuti in sua presenza o da lui compiuti, non sussiste né con riferimento ai giudizi valutativi che esprima il pubblico ufficiale, né con riferimento alla menzione di quelle circostanze relative a fatti i quali, in ragione delle loro modalità di accadimento, non si siano potuti verificare e controllare secondo un metro sufficientemente obbiettivo e, pertanto, abbiano potuto dare luogo ad una percezione sensoriale implicante margini di apprezzamento, come nell’ipotesi che quanto attestato dal pubblico ufficiale inerisca non alla percezione di una realtà statica (come, ad esempio, la descrizione dello stato dei luoghi, senza oggetti in movimento), bensì all’indicazione di un corpo o di un oggetto in movimento, con riguardo allo spazio che cade sotto la percezione visiva del verbalizzante (Cass. 10 aprile 1999, n. 3522).

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