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16 novembre 2005

Fede e Religione

Solitamente dinanzi alle affermazioni di “credente” e “non credente” avverto l’imbarazzo di definizioni estremamente schematiche e ghettizzanti in conSolitamente dinanzi alle affermazioni di “credente” e “non credente” avverto l’imbarazzo di definizioni estremamente schematiche e ghettizzanti in confronto ad una dimensione profonda, misteriosa ed esistenziale.
TEISMO ed ATEISMO si nutrono a vicenda, al di là della radicalità delle domande della nostra anima.
Credo che la Fede sia interrogativo, ricerca, dubbio; che essa debba vestirsi di dignità razionale non camuffarsi di fideismo e credenze.
E’ apertura, accoglienza di una Presenza superiore che comporta relazione, coinvolgimento.
La Fede, nella sua storia, si è concretizzata in aspetti dottrinali, ma non si dovrebbe impoverire riducendosi a mera dottrina.
La Fede non si identifica con la Religione, le due accezioni si adoperano distintamente. La prima esprime il coinvolgimento dell’essere; la seconda concretizza nei simboli, nella ritualità, nelle istituzioni, la Fede ,con il connesso pericolo e con le tragiche conseguenze di una religione che può identificarsi nella forma, nella burocrazia al punto da soffocare la fede.
Mi sembra che la Fede autentica favorisca l’autentica Laicità. Laico può essere sia il credente che il non credente. Laico non è colui che rifiuta o, peggio, deride il sacro, ma letteralmente colui che vi sta di fronte. “Di fronte” nel senso che interagisce con esso, interrogandolo e mettendo se stesso in discussione al suo cospetto. Laico è ogni credente non superstizioso, capace di discutere a tu per tu col proprio Dio. Come è Laico ogni non credente che non assolutizzi ed idolatri il proprio relativo punto di vista.
Tutta l’esperienza biblica conduce ad una salutare laicità: il riconoscere Dio creatore sdivinizza il mondo.
Dio non è inaccessibile, impassibile, immutabile. Gesù di Nazareth è pienamente laico proprio nella sua incarnazione nella Storia. Egli nasce in una grotta per gli animali, non fra i sacerdoti del tempio, non fra i politici, non fra i maestri della Legge. Crescendo Gesù non sarà un sacerdote né un dotto.
Leonardo Boff ha affermato che “Gesù di Nazareth è stato così pienamente umano da non poter non essere Dio”.
Tutte le sue parole, tutti i suoi gesti liberano dalle barriere, dalle discriminazioni, dai tabù, dalle separazioni sacrali. Il tempio di Dio è la sua persona, è l’umanità di ciascuno.
Paradossalmente i primi cristiani erano ritenuti atei perché la loro fede li collocava in posizione alternativa alla sacralizzazione dell’impero romano. Da allora ad oggi la Fede è diventata religione del confessionalismo, del potere, della presunzione, dei vantaggi; la Laicità è diventata laicismo di contrapposizione, svalutazione della stessa ipotesi di fede. Forse proprio in virtù dell’aristotelica dialettica “contenuto” vs “contenente” ed in seguito a passate notizie di cronaca, mi sono soffermata a riflettere riguardo al Crocifisso.
La presenza obbligatoria del Crocifisso nelle scuole, come in altri luoghi pubblici, risale all’affermazione politico-religiosa del Cattolicesimo come Religione di Stato.
Ma cosa rappresenta in realtà? Gesù ucciso sulla croce. Lo strumento più riprovevole nei mores romani per giustiziare la feccia: gli schiavi, i ribelli, gli assassini.
Gesù sceglie consapevolmente la croce, non senza tremore e timore. Così duplice è la valenza del crocifisso: da un lato svela l’iniquità dell’Uomo, dall’altro la sua possibilità d’amare.
Di fatto tanti non si accorgono della presenza o dell’assenza del crocifisso nei luoghi pubblici se non nel momento in cui la questione viene aperta. E innumerevoli Catoni si erigono dal loro “benpensaterismo”.
Perché ritengo che la scuola come un tribunale ed ogni altra sede istituzionale siano luoghi laici.
La scuola laica è quella dell’apertura culturale, del superamento di ogni specularità dogmatica e di ogni rifiuto.
È quella del dubbio, della ricerca del dialogo, dell’accoglienza.
Allora mi domando: è preferibile che la laicità dialogica della scuola faccia a meno di qualsiasi simbolo religioso, intensificando però l’impegno e le esperienze concrete di approfondimento di tutte le fedi religiose?
Credo che i simboli non bastino e al contempo l’assenza di essi potrebbe impoverire, così come l’occultamento delle diversità.
La questione del rapporto tra Fede e Laicità dovrebbe essere posta da una Chiesa evangelica: profetica, umile, coraggiosa, povera, essenziale, sobria nell’uso del denaro, dei mezzi, delle strutture, finalizzati sempre al bene della comunità.
Di conseguenza un altro mio interrogativo: gli edifici ristrutturati con denaro pubblico per accogliere i pellegrini del Giubileo del 2000 si aprono oggi ai pellegrini della storia (i poveri, gli stranieri) o sono utilizzati in modo privato e redditizio?
La Chiesa deve essere priva di titoli onorifici, esteriorità celebrative, ricchezza, ostentazione dei segni del potere. Una Chiesa aperta a tutti, che accolga i separati e i divorziati, che valorizzi la presenza delle donne, che favorisca il servizio dei preti sposati nelle comunità, che accolga gli omosessuali.
Una Chiesa che non si pone mai contro qualcuno e che però non sia neutrale, schierandosi con i poveri, gli esclusi, i colpiti. Sempre contraria alla guerra e ad ogni sua sacralizzazione.
Questa Chiesa vive la Fede e favorisce la Laicità.
Sono convinta, infatti, che ognuno sia ed esprima quello che vive nel profondo e che nessun simbolo religioso funga da garanzia, immunità e tanto meno privilegio.

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