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29 novembre 2005

Gramsci secondo Antonio Santucci

Il 27 febbraio del 2004 moriva a Roma Antonio Santucci. Aveva 54 anni.
Santucci, che insieme al suo maestro Valentino Gerratana fu il maggiore stIl 27 febbraio del 2004 moriva a Roma Antonio Santucci. Aveva 54 anni.
Santucci, che insieme al suo maestro Valentino Gerratana fu il maggiore studioso di Antonio Gramsci, era docente di Sociologia Politica presso l’Università degli Studi di Salerno. Egli non fu soltanto un grande intellettuale; seppe fondere in sé il rigore scientifico ed intransigente del ricercatore, con una straordinaria carica umana. Fu un Maestro. Di quelli che si incontrano una sola volta nella vita. Il suo passaggio ha lasciato tracce indelebili nel cuore di quanti hanno avuto il privilegio di incontrarlo.
A lui è stata intitolata la nuova biblioteca del Dipartimento di Sociologia e Scienza della Politica. L’Università degli Studi di Salerno si è fatta promotrice di una serie di appuntamenti dedicati al grande studioso. Venerdì 9 novembre è stato, difatti, presentato il libro postumo “Antonio Gramsci. 1891-1937” che ripropone due importanti saggi di Santucci sul pensiero del rivoluzionario sardo. Nella sua premessa al volume, Eric Hosbawm sostiene che Santucci “coniugava una solida erudizione in numerosi terreni della storisa del pensiero con un’intelligenza ironica ed intransigente e con uno spirito arguto venato appena da un soffio di malinconia! Oltre che il massimo studioso dei testi gramsciani sul piano filologico, Santucci fu anche il maggior interprete di Gramsci e, attraverso l’autore dei Quaderni, della stagione storica che lo vide protagonista”. Edito dalla Sellerio e curato Lelio La Porta, il libro include una nota introduttiva di Joseph Buttigieg, docente dell’Università di Notre Dame, Indiana (U.S.A.) e segretario esecutivo dell’International Gramsci Society. È Buttigieg che sottolinea “il rigore e la profondità della ricerca che Santucci ha condotto su ogni aspetto della vita e dell’opera di Gramsci; l’incredibile versatilità stilistica che gli permetteva di indirizzare ogni singola cosa scrivesse direttamente a coloro a cui si rivolgeva; la convinzione che dialogare con il pensatore rivoluzionario attraverso i suoi testi è ancora possibile.”
Sono intervenuti all’incontro, moderato da Vittorio Dini direttore del Dipartimento di Sociologia e Scienza della Politica, Lelio La Porta, Joseph Buttigieg ed Enrico Melchionda, docente dell’Università “Federico II” di Napoli. Forte la volontà di rendere vivo ed attuale il pensiero di Antonio Santucci, uomo e studioso, attraverso un programma regolare di seminari e giornate di studio. Santucci fu un combattente, un uomo “ideologico”, che credette fino in fondo nella forza delle idee. Egli pungolava continuamente i suoi studenti, affinché abbandonassero ogni relativismo, diventando protagonisti del proprio tempo, cercando di sviscerare la profondità degli eventi, della storia. Fu Gramsci a scrivere nel 1917 la celeberrima apostrofe agli indifferenti: “Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il ruolo che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover spartire con loro le mie lacrime (…). Vivo , sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.” Ecco, Santucci non fu indifferente. È per questo che la sua memoria seguiterà ad ardere. Gli uomini vanno e vengono, ma i loro ideali non muoiono mai. Santucci continuerà a comunicare con quanti sono ancora disposti ad ascoltare la voce dei suoi studi appassionati. Le idee sono immortali, sono “für ewig”, come amava dire il “suo” Gramsci.
Manuela Cavalieri.

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