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30 novembre 2005

Il matrimonio è la scuola della solitudine

Il noto scrittore Arthur Schnitzler affermava: ”Il matrimonio è la scuola della solitudine. Ma in essa non s’impara abbastanza”.
Questa celebre fIl noto scrittore Arthur Schnitzler affermava: ”Il matrimonio è la scuola della solitudine. Ma in essa non s’impara abbastanza”.
Questa celebre frase ancora oggi rispecchia il pensiero di centinaia di persone oppresse da un vincolo che dovrebbe, invece, aprire le porte della felicità.
Nella società odierna si rincorre strenuamente una libertà che, invece di portare l’individuo alla concretizzazione personale, lo allontana sempre più da se stesso e dagli altri.
Il matrimonio è la scuola della solitudine perché il dialogo dialettico, nella nostra epoca, prende sempre più la forma di una triste utopia.
Karl Marx sosteneva che il lavoro deve essere l’espressione ultima della realizzazione personale e non un grigio dovere da cui si è schiacciati.
Nei tempi odierni il motore propulsore delle azioni non è più la passione, bensì il dovere: per dovere ci si sposa, per dovere si lavora.
Si è in obbligo verso tutti, ma non verso se stessi finché una voce interiore grida nella disperata speranza di ricordare i propri bisogni.
In questo momento avviene una rivoluzione interiore che si manifesta con lo scioglimento di tutti i vincoli da cui si è schiacciati.
Oggi, apparentemente, il matrimonio è un atto volontario con cui si sceglie di affrontare la propria vita insieme alla persona amata, ma in realtà avviene spesso perché si è avanti negli anni o perché il fidanzamento è diventato troppo lungo.
Se sono queste ultime le motivazioni che spingono due persone all’altare, il passare del tempo condurrà inesorabilmente all’isolamento reciproco.
Non è facile capire se stessi figuriamoci gli altri, ma l’amore è la più alta espressione della libertà e della comprensione per questo se si ama veramente qualcuno, leggere nei suoi pensieri diventa naturale, quando questo non avviene l’amore è solo la maschera dell’affetto.
Spesso le case si trasformano in tristi alberghi in cui ciascun membro della famiglia, pur vivendo insieme agli altri, conduce una vita solitaria ed estranea ai propri familiari.
La doppia vita è una realtà che prende sempre più piede a causa dell’insoddisfazione coniugale: l’80% sia degli uomini sia delle donne dichiara che si tradisce quando si è trascurati dall’altra persona, quando questa non trasmette più emozioni.
Inconsciamente il tradimento è spesso un mezzo per attirare l’attenzione del partner, ma, invece di questi giochi nell’ombra non sarebbe meglio un chiarimento a cielo aperto?

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