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29 novembre 2005

Il Professor Sandro Contini in Sierra Leone

Martedì 29 novembre alle ore 11.00, presso la Sala del Senato del Palazzo Centrale dell’Università degli Studi di Parma, è stato presentato il programMartedì 29 novembre alle ore 11.00, presso la Sala del Senato del Palazzo Centrale dell’Università degli Studi di Parma, è stato presentato il programma per far fronte alle conseguenze dovute all’ingestione di acidi e alcalini da parte dei bambini della Sierra Leone, proposto ad Emergency dal professor Sandro Contini, docente di Chirurgia generale dell’Università di Parma.
La realizzazione del programma sarà possibile grazie ad un generoso finanziamento elargito dalla Fondazione Cariparma e gestito dal Centro Universitario per la Cooperazione Internazionale dell’Università di Parma.
Oltre al prof. Contini sono intervenuti il prof. Carlo Chezzi, Pro Rettore Vicario dell’Università di Parma (in sostituzione del Rettore, Prof. Gino Ferretti), il Presidente del Centro Universitario per la Cooperazione Internazionale, prof. Cesare Beghi, il prof. Umberto Squarcia, in rappresentanza della Fondazione Cariparma, e il responsabile del gruppo Emergency di Parma Giampaolo Concari.
Il professor Sandro Contini, docente del Dipartimento universitario di Scienze chirurgiche, Sezione di Clinica chirurgica generale e Terapia chirurgica, ha già trascorso (nel 2004) cinque mesi in Sierra Leone, lavorando presso l’ospedale costruito e gestito da Emergency nei pressi di Freetown, capitale della Sierra Leone.
Dal novembre 2001 nell’ospedale di Goderich equipe mediche italiane ed internazionali cercano di alleviare le sofferenze di questa popolazione africana intervenendo su molteplici fronti, come il trattamento delle lesioni traumatiche conseguenti ad eventi bellici, delle emergenze ortopediche e chirurgiche in genere, delle malformazioni ortopediche, della traumatologia e degli interventi ricostruttivi.
In particolare questo programma andrà ad operare sulle conseguenze della frequente ingestione accidentale di soda caustica da parte di bambini nei primi anni di vita, con conseguenti lesioni all’esofago e danni spesso irreversibili che impediscono l’alimentazione per vie naturali.
Le cifre di tale fenomeno sono probabilmente sottostimate, ed anche se dati informali forniti da Medecins Sans Frontieres in Sierra Leone, parlano di 100 bambini che subiscono tali lesioni ogni anno su una popolazione di 5 milioni di persone circa, tuttavia sono almeno 20 i bambini che giungono nell’ospedale di Goderich ogni anno.
Questo problema, che colpisce in genere le classi socio-economiche meno elevate, è dovuto in gran parte all’incidenza dell’analfabetismo che non permette che elementari misure di prevenzione, come l’informazione scritta su contenitori, possa essere sufficiente. E’ inoltre conseguente all’uso, fra le famiglie più povere, di fabbricare il sapone in casa.
L’accesso al sistema sanitario è a pagamento e quindi spesso questi bambini vengono trattati con medicamenti tradizionali, che spesso peggiorano la situazione. Talvolta i bambini vengono sottoposti a dilatazioni dell’esofago con strumenti inadatti e soprattutto effettuate in maniera sbagliata, che possono portare a conseguenze anche mortali (perforazioni esofagee).
Il programma da attuare nel Centro pediatrico di Goderich proposto dal prof. Contini per far fronte a questa specifica problematica prevede due interventi fondamentali:
– l’acquisto di due gastroscopi, uno pediatrico e uno normale, e dei dilatatori necessari per tali procedure;
– la formazione di personale medico e paramedico ad opera di chirurghi esperti provenienti dall’estero, che possono insegnare l’uso delle apparecchiature nei brevi soggiorni che molti compiono nei paesi dell’Africa.
Tale attività tutoriale è particolarmente necessaria per garantire il proseguimento dell’attività nel tempo.
Ciò permetterà di portare aiuto al 60-70% dei bambini che possono avvalersi con successo della dilatazione endoscopica come efficace terapia dei restringimenti dell’esofago. Al momento infatti interventi complessi come la sostituzione esofagea, indicata fortunatamente in una percentuale abbastanza ridotta di pazienti, non sono eseguibili in Sierra Leone con adeguate possibilità di successo. In alcuni selezionati casi questi bambini potrebbero essere trattati in Italia, come è accaduto ad un bambino che il Prof. Contini ha inizialmente curato l’anno scorso in Sierra Leone e successivamente inviato presso l’Ospedale di Parma.
Per ulteriori informazioni sul progetto “Sierra Leone”:
http://www.cooperazione.unipr.it/sierraleone/index.htm
http://www.emergency.it/

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