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28 novembre 2005

La Mafia Bianca

I personaggi e i fatti qui narrati non sono casuali ed autentica è la realtà sociale ed ambientale che li produce. Parafrasando la sigla finale di u
I personaggi e i fatti qui narrati non sono casuali ed autentica è la realtà sociale ed ambientale che li produce. Parafrasando la sigla finale di uno splendido film-denuncia di Francesco Rosi del 1963, quasi non ci sembra vera l’analogia tra “Le mani sulla città” e “La Mafia è bianca”, questo ultimo presentato lo scorso 26 novembre al Teatro Verdi di Salerno, nell’ambito del 58° Festival Internazionale del Cinema. Unica differenza: “Le mani sulla città”, magistrale esempio di cinema politico; “La Mafia è bianca”, inoppugnabile strumento di cinema d’inchiesta. E che cinema! Autori di questo appassionato documentario alla “Report”, per intenderci, sono Alberto Nerazzini e Stefano Maria Bianchi, entrambi collaboratori di Michele Santoro all’epoca del “criminoso” Sciuscià, prima del famoso editto bulgaro di Berlusconi. “Verso la fine del 2004 è nata l’idea di Senzafiltro, la nuova collana della BUR (Biblioteca Universale Rizzoli) in accordo con l’Ambra Jovinelli di Valerio Terenzio…e quando la Rizzoli e Terenzio hanno espresso il desiderio di inaugurare anche un filone di giornalismo d’inchiesta, per due giornalisti come noi era un’occasione da non lasciarsi sfuggire”, dichiara Alberto Nerazzini in un’intervista rilasciata a Piero Ricca per il sito www.carovanaperlacostituzione.it. “Grazie all’aiuto di Michele Santoro abbiamo trovato una strepitosa (e coraggiosa) coppia di amici che vive in Australia”, la quale “ha partecipato al progetto fondando una piccola società, la ALI Productions”, continua Nerazzini. “C’è voluto questo libro e questo film per portare alla ribalta la vicenda di Totò Cuffaro, che altrimenti non sarebbe venuta alla luce”, è la riflessione dello stesso Michele Santoro che in occasione del Festival Internazionale del Cinema di Salerno, ha voluto partecipare di persona alla proiezione de “La Mafia è bianca. Il documentario, in vendita in formato Dvd insieme ad un libro per la collana Senza filtro della BUR, si occupa principalmente di ospedali e cliniche private, “perché la sanità in Sicilia è un punto d’incontro tra il potere politico e quello mafioso”, ci tiene a sottolineare Nerazzini. Insomma una delicata “operazione a cuore aperto”, che ha permesso ai due autori di scandagliare le contraddizioni e le ambiguità di una classe dirigente, come quella siciliana, non ancora affrancatasi dal puzzo della compromissione mafiosa. La domanda di Nerazzini, allora, nasce spontanea: “Siamo sicuri che sia così secondario il fatto che un politico (oggi sotto processo per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra) diventi presidente della Regione con ben il 60% dei voti? Siamo sicuri che certi strati della società non ricevano assaggi di sussistenza e modernità più dalla mafia che dallo Stato?”. In attesa di risposte concrete, non ci resta che attivarci tutti insieme, come ci insegnano i coraggiosi ragazzi di Locri, per rendere la mafia un po’ più visibile, un po’ meno trasparente, non più bianca.

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