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21 novembre 2005

L’Italia l’è malada

Chiariamo subito una cosa, i giri di parole non servono, la nostra Italia è malata, gli intellettuali, quei pochi che non si sono bevuti il cervello, Chiariamo subito una cosa, i giri di parole non servono, la nostra Italia è malata, gli intellettuali, quei pochi che non si sono bevuti il cervello, che non sfilano davanti le TV e non scrivono per accrescere la loro fama, hanno le idee piuttosto chiare. Non si tratta di fare politica, essere di destra o sinistra oggi non dice nulla. La piattezza è il partito che vince ogni elezione e nessuno può farci nulla.
Lo sguardo deve andare sulla cultura, da lì allargarsi verso gli angoli più segreti della società se possibile, se ci riusciamo.
Purtroppo il più delle volte non ci si riesce, la cultura rappresentata oggi sa di Brillantina L., di vecchio, di una rimasticazione continua. Ciò che essa rappresenta è semmai l’ultima, palese, crisi delle idee, del nuovo, della contaminazione e delle aporie.
A suggerirmi il titolo è Giorgio Bocca (Cuneo, 1920), autore del libro “l’Italia l’è Malada”, uno degli intellettuali italiani che non teme di usare le giuste parole per descrivere le cose.
Le parole: dittature, oligarchie, ignoranza, leccapiedi, guerra, Italia, burocrazia, parole ben calibrate, con precisione, come il mirino di un cecchino colpisce al centro.
Il suo libro discute del potere, della guerra e della vicenda Sgrena, ma anche del carattere degli italiani, del revisionismo storico, della diffamazione della guerra partigiana e delle lezioni di democrazia impartite dai nipotini di Salò.
Quelle parole nel libro di G. Bocca, sono enunciate senza timore, senza ritegni, quando sono violate le regole dello stato di diritto non si è neanche vicini ad una democrazia.“Siamo una società oligarchica” dice l’autore in una intersvista per “IL MUCCHIO”.
Non si possono avere gli occhi chiusi davanti a comportamneti arroganti, che non tollerano neppure la satira in TV, che la Tv sia poi preda di programmi che offendono l’intelletto non importa, ma la satira non la si permette. E cosa dire dunque degli oppositori tra le file dell’arte.
“Una cosa del genere sta bene anche alla Chiesa, la chiesa ha le sue colpe, una volta in TV si criticava chi aveva la gonna un centimetro sopra il ginocchio, oggi siamo alla pornografia totale e niente, anche la Chiesa ha capito che alla maggioranza questa oscenità sistematica va bene.”
La fiducia degli italiani nel paese è scarsa, i lavoratori soffrono.I disoccupati dai venti anni in su sono e saranno una generazione troppo scomoda, traditi dalla flessibilità, dagli accordi mafiosi tra stato e grosse aziende anche finanziarie.
Soltanto gli immobiliaristi e tutti coloro che derivano i capitali dalle rendite sembrano aver trovato la giusta politica economica….“ringhio al pensiero”.
E i risparmiatori, che sono sempre i lavoratori sopra indicati, non si parla più dei crack finanziari, Parmalat, Cirio, Alitalia, Fiat, Banca 121. Se qualcuno vuole saperne di più chiami pure Grillo.
Un paragrafo del libro è dedicato all’attuale ministro della giustizia Castelli, che proferisce frasi del tipo: ”i magistrati non sono sintonizzati sul sentire comune”. Il loro compito è infatti quello di stare fuori dal senso comune e stare dentro la legge.
Siamo un stato in cui la violazione della legge lascia il posto alla mancanza di decenza, bisogna interrogarsi, essere vigili, stare col fiato sul collo ai politici che cercano sempre di sfuggire dalla consapevolezza che devono rappresentarci, servirci, e soprattutto rispettare le nostre leggi.
Spesso come accade il servizio politico viene impugnato da pochi, ci sono sempre le stesse facce lì al Palazzo, ma specialmente sono rappresentate sempre le stesse bigotte idee italiane. Non credo che il nome di II Repubblica sia adeguato alla nostra situazione. Restiamo fermi alla I Repubblica, oggi forse anche prima della prima repubblica.
Con la ‘Devolution’ sono ritornate alcune caratteristiche dell’Italia di fine ottocento.
Quale globale o glocale mi chiedo, siamo certi di non essere abbagliati dalla potenza dei media, new-media, del potere stesso, del neo-colonialismo….

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