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21 novembre 2005

Pensieri

Chi può dire quale sia la linea di confine tra la vita e la morte? E’ questa la domanda che mi sono posta dopo aver vissuto sulla mia pelle la sensaziChi può dire quale sia la linea di confine tra la vita e la morte? E’ questa la domanda che mi sono posta dopo aver vissuto sulla mia pelle la sensazione che basti veramente poco per abbandonare questo mondo.
Scrivo quest’articolo sotto l’impeto di ciò che mi è appena accaduto. Appena venti minuti fa, mi trovavo nella mia stanza in affitto a Roma, quando ad un certo punto ho sentito uno strano odore proveniente dalla cucina. Così, incuriosita, sono andata vedere cosa fosse. Ho pensato subito che in casa c’era stata un perdita di gas, mi sono avvicinata al fornello ed era stato dimenticato aperto da non so quanto tempo! La casa era piena di gas e, per fortuna, movendomi nel corridoio ed entrando in cucina non ho premuto l’interruttore della luce. Ora, sono qui a raccontare come, per caso o per fortuna, sono scampata ad un brutto incidente, ma cosa sarebbe accaduto se non avessi avuto la fortuna o la freddezza di agire in quel modo?!
Per me è questa la linea di confine, è il caso.
So che quest’argomento non è dei più agevoli, ma io credo che la morte faccia parte della vita ed allora perché non parlarne? Certamente, per molti non c’è tanto da dire, ma per me forse sì.
C’è da dire ai ragazzi che hanno il vizio della velocità, di andare piano, perché arrivare prima in un posto, non vale quanto perdere la vita.
C’è da dire a chi si droga, che il brivido di un’allucinazione non ha paragone con la reale bellezza di un tramonto ed allora perché rinunciare alla vita?!
Non voglio fare un discorso paternalistico, non sono nessuno per potermi ergere sulle teste dei miei coetanei e distribuire così dei buoni precetti. Vorrei solo dire che, spesso, noi ragazzi ci crediamo immortali ed allora ignoriamo o ricerchiamo dei pericoli. In realtà, la nostra vita, ancora così breve, è anche la più preziosa e la più fragile, perché non ha l’esperienza di chi è già vecchio.
Quello che mi è successo oggi, o meglio, quello che ho evitato, mi fa capire che basta un niente, basta un interruttore per dire addio a quanto di più bello ci circonda.
Il mio, non vuole essere un messaggio di tristezza, anzi, quello che vorrei trasmettere con le mie parole, è un maggiore attaccamento alla vita.
A chi si annoia, a chi si lamenta, a chi fa del male agli altri, a chi “abbandona un progetto prima ancora di cominciarlo”, a chi non vede una soluzione e a tutti quelli che non vivono, vorrei dire che basterebbe guardare la vita che è dentro e fuori di noi, per capire quanto siamo fortunati ad averla. Anch’io, molte volte, reputo scontate tante cose, prima fra tutte la vita stessa, ma vorrei sforzarmi a capire di più e ad essere felice per ciò che ogni giorno posso vedere, sentire, toccare e per ogni emozione che da essi ne deriva. Forse è un “gioco” che potremmo fare tutti.

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