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8 novembre 2005

Quo vadis, baby?

Dopo il successo di “Io non ho paura” Gabriele Salvatores non delude i suoi fans e ritorna dando vita e colori ad un’altro racconto. La pellicola è
Dopo il successo di “Io non ho paura” Gabriele Salvatores non delude i suoi fans e ritorna dando vita e colori ad un’altro racconto. La pellicola è infatti tratta dall’omonimo romanzo della scrittrice Grazia Verasani. La storia è quella di Giorgia Cattini (interpretata da un ottoma Angela Baraldi), una trentanovenne investigatrice privata alle prese con il suo doloroso passato nel quale ha perso in circostanze poco chiare la madre e l’amata sorella Ada. Quo vadis, baby? è un film senza eccessi con un forte equilibrio sia sul piano narrativo che sul piano tecnico. Per quanto concerne il livello narrativo questo si presenta ben strutturato, il presente e il passato si intrecciano, si scontrano, e si contaminano con una sommessa ma percettibile armonia. Per quanto riguarda il piano tenico la pellicola conserva i tratti essenziali del cinema di Salvatores ma allo stesso tempo si apre a sperimentazioni come il ricorso al digitale , la scelta di un personaggio femminile come protagonista e del genere noir . Rimangono invariate però le caratteristiche primarie (che tanto sono amate) dello stile inconfondibile del regista: l’utilizzo essenziale e dosato della parola, l’attenzione per i dettagli e i particolari meno evidenti, il ritmo lento della scoperta, il tono sommesso e dimesso che fa di ogni storia una storia privata e personale raccontata per evocazioni e immagini, i giochi di luci ed ombre e la straordinaria forza vitale che irrompe silenziosa. Solido appoggio all’impianto scenico e alla scelta del genere noir (ben adattato tralaltro alla cultura e all’ambientazione nostrana) è dato dal lavoro sinergico di fotografia (Italo Petriccione), costumi, scenografia, e musiche (Ezio Bosso) che concorrono a riprodurre un’atmosfera pregna di mistero e lievemente claustrofobica. Buona la recitazione dell’intero cast dal giovane Elio Germano (Lucio) al maturo Luigi Maria Burruano (il capitano Cattini). Notevole la citazione a “L’uomo nero” di Fritz Lang, indicativa e metaforica, come altrettanto notevole è il messaggio che si vuole dare: “il dolore trova sempre il modo di tornare a casa” ma bisogna scrollarselo di dosso e andare avanti. Sicuramente uno dei film italiani più interessanti degli ultimi mesi, da non perdere.

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