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27 dicembre 2005

2005: Un anno di calcio

Dopo il sorprendente 2004, chiusosi con Valencia, Porto e Grecia sui troni d’Europa, credevamo che questo sarebbe stato l’anno della rivalsa dei grandDopo il sorprendente 2004, chiusosi con Valencia, Porto e Grecia sui troni d’Europa, credevamo che questo sarebbe stato l’anno della rivalsa dei grandi, l’anno della rinormalizzazione del calcio. Invece, a poche ore dalla fine del 2005, ci ritroviamo a parlare ancora di sorprese e trionfi insperati, del Liverpool che ha matato le superpotenze e del Saõ Paulo fresco campione del mondo nella manifestazione che da quest’anno ha soppiantato la Coppa Intercontinentale. Allora, forse, è meglio girar pagina e dire che la vera normalità è quella di un pallone che rotola e non si sa dove va a finire, perché non bastano milioni (di euro) per alzare le coppe e guadagnarsi applausi.
Servono, però, sempre i campioni e le loro giocate: quest’anno ne abbiamo viste tante. Abbiamo visto la Juventus dominare la SerieA tenendo dietro Milan ed Inter ed inanellando record e vittorie con poche , ma importanti, sconfitte. Capelliana nello stile e nella mentalità, la Signora si è adeguata al suo mister anche nei difetti, che la hanno fatta cadere in Europa, in quella sfida di Anfield Road che sembrava una casualità ed è divenuta un inizio. Il seguito è stata sconfitta sullo stesso campo anche l’armata Chelsea, dominatrice in patria e convincente in Champions League fino alle Semifinali, ma perdente sulle rive del Mersey anche nel primo turno dell’edizione in corso. Gli uomini di Mourinho hanno interrotto con un cammino inarrestabile i cicli di Arsenal e Manchester United, cadute in sciagura ed incapaci di reggere il confronto. Se i biancorossi di Henry (capitano dopo la partenza di Vieira) sono lontanissimi dalla vetta della Premier League, ma almeno agli Ottavi di coppa, i Red Devils hanno fatto anche peggio: nelle ultime due edizioni erano usciti al secondo turno, quest’anno (non succedeva del 1996) non hanno superato neanche la fase a gironi, ultimi alle spalle della matricola Villarreal e del Benfica. Due team, questi ultimi, protagonisti di un 2005 da ricordare. Gli spagnoli sono arrivati terzi nella Liga e proseguono fiduciosi sul percorso internazionale; gli eredi di Eusebio, guidati da Giovanni Trapattoni (passato allo Stoccarda in estate), sono tornati alla vittoria della Superliga a distanza di 15 anni: roba da Inter! A proposito, i nerazzurri rispolverano la bacheca aggiungendovi una Coppa Italia ed una Supercoppa Italiana, sognando un improbabile aggancio alla Juve in campionato, galvanizzati dall’aver rivinto il derby di Novembre, superando il Milan dopo quattro anni e mezzo. Il derby che verrà ricordato di più, però è quello di Aprile in Coppa Campioni, quando dalla curva nerazzurra volò un petardo che colpì Dida, gettando anche il Meazza nel marasma dei vergognosi episodi di violenza negli stadi italiani. In quei giorni, uscite presto dalle coppe, le due grandi di Spagna si sfidavano come di consueto nella corsa al titolo nazionale. Un sontuoso 4-2 al Bernabeu non bastò al Real per agganciare il Barça, oramai lanciato verso il trionfo e che si prese la rivincita poco più di un mese fa, uscendo tra gli applausi dei tifosi avversi dopo aver imposto il verbo del nuovo corso blaugrana a Madrid. Un verbo che vede il suo profeta in Ronaldinho, signore del calcio odierno, gioia per gli occhi, Pallone d’Oro, World Player FIFA, campione unico e trascinatore anche della Seleçao che si appresta a difendere la Coppa del Mondo in Germania. Agli storici rivali restano le briciole o forse neanche quelle. Incapaci non solo di vincere, ma neanche di offrire un gioco ed una identità; spettacolo irrinunciabile quando liberano la mente ed iniziano a dar sfogo alla loro classe, i merengues sono come una droga per i propri aficionados: fa male, ma non se ne può fare a meno. Ronaldo e soci fanno mea culpa e chiedono a Babbo Natale un 2006 migliore.
Mentre in primavera gli ex-galacticos faticavano rincorrendo Ronaldinho ed Eto’o, ad Istanbul Milan e Liverpool davano vita alla Finale di Champions Laeague più incredibile della storia. Una gara che resterà per sempre, un esempio di come in questo sport non bisogna mollare mai, neanche di fronte alle situazioni apparentemente più scontate. Quella notte le lacrime di Crespo dicevano chiaro che un grande Milan avrebbe chiuso l’anno senza aggiunger nulla al suo glorioso palmares. Istanbul dopo La Coruña: un filo conduttore che testimonia di una sindrome rossonera che Maldini e soci vogliono superare presto. Intanto faticano dietro la Juve e si sono qualificati al secondo turno europeo non senza patemi.
Negli albi d’oro europei ci sono finiti, invece, Liverpool e CSKA Mosca. I russi hanno portato a casa la Coppa UEFA, primo trofeo per club ad entrare nei territori del ex URSS. I Reds hanno alzato la coppa più importante senza grossi mezzi e con pochi campioni. Il simbolo di questa squadra che si sta ripetendo anche da campione in carica è Steven Gerrard, leader e trascinatore. Primo a crederci in Turchia, in estate ha rinnovato il contratto col suo club nonostante le sirene di Chelsea e Real. La Supecoppa Europea è stato il giusto premio, come un posto sul podio della classifica del Pallone d’Oro.

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