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22 dicembre 2005

C.I.S.: Collettivo Imbecillità Studentesca

Qui ed ora si parla di imbecillità studentesca, di rivoluzioni mancate e nichilismo.
Il C.I.S. nell’Italia di oggi è il più grande collettivo stuQui ed ora si parla di imbecillità studentesca, di rivoluzioni mancate e nichilismo.
Il C.I.S. nell’Italia di oggi è il più grande collettivo studentesco, eppure il C.I.S. non ha una sede centrale non ha capi e neppure iscritti, è il collettivo degli studenti.
Ma come mai mi chiedo, sembra che nessuno lo conosca, nessuno parla mai del C.I.S., nessuno vuol saper nulla di esso.
A veder bene, dopo una non tanto lunga ricerca sul campo, mi sono accorto del perché. Il C.I.S. è una realtà di fatto e per gli studenti è scomodo, è un’entità da tener distante perché fastidioso. Esso è lo specchio degli studenti di oggi, ed essi stessi non vogliono credere a ciò che sono diventati.
Questo articolo è indirizzato a tutti coloro che dell’Università, della Ricerca, dell’Istruzione, hanno fatto una fondamentale se non la più importante fonte di cultura per se e per la società italiana.
Argomento del C.I.S di oggi in questo dossier.
Studiare oggi è cosa complicata come lo è sempre stato, i problemi che gli studenti sono chiamati ad affrontare nelle singole materie di studio sono i medesimi per tutti.
A chi più chi meno sono necessari anni di studio, impegno e sacrificio fisico ed intellettuale.
La maggioranza degli studenti chiede alla propria famiglia le risorse per finanziare gli studi, il sostentamento, l’affitto, lo svago e quant’altro.
Molti studenti (compreso il sottoscritto), si ritrovano quasi costretti a fare un ‘piccolo lavoretto’ che gli possa garantire un guadagno minimo e quindi aiutare la famiglia a sopportare le spese.
L’attività di uno studente è quella di studiare e proseguire gli studi nel miglior modo possibile. Il resto del tempo deve essere garantito all’espressione delle diverse tendenze dello studente, siano esse quelle artistiche, sportive….etc.
Il C.I.S. denuncia una condizione assai sconcertante: per mantenersi uno studente ha bisogno di circa 600 euro ogni mese. E i soldi?
Come si può oggi garantire il DIRITTO ALLO STUDIO se costa così tanto?
Il C.I.S. è il collettivo specchio di studenti che cercano la rivoluzione per chissà quale ideale, che manifestano in modo vomitevole contro cose più grandi di loro.
La guerra, la riforma Moratti, la peste, sono certo argomenti da trattare con decisione, temi di cui parlare e opporsi, ma per arrivare a tali obiettivi gli studenti devono capire prime le cose pur vicino a loro gli sfuggono.
Il primo argomento per il quale bisognerebbe alzare le barricate e manifestare è lo stesso che genera la cultura. Il diritto allo studio.
I migliaia di studenti che divenuti ricercatori non sanno di cosa campare, questa è una orrenda miseria. Studiosi che lavano i cessi, studiosi nei retrobottega a lavare i piatti (non che questi non siano lavori degni, sono lavori che se fatti da persone non addette, per principio contraddicono il lavoro stesso), laureati che “vivono” solo del prestigio di una professione che è ormai vuota e non gli garantisce un futuro, questo è los-chifo.
Questa è la povertà vera, che invisibile si annida in una cultura e la smaterializza, depreda le sue ricchezze.
Che dire di quelle persone che si approfittano di un vuoto legislativo e fanno lievitare i prezzi degli affitti.
A Vibo Valentia le case le regalano, a Roma un soppalco fetido, infestato dalle termiti, costa quanto una dentiera nuova per un anziano.
Il C.I.S invita i politici dell’Università a garantire al C.I.S. stesso il Diritto allo studio, e invita gli studenti che volenti o nolenti ne fanno parte, di aprire gli occhi e far sentire la VOCE che grida in ognuno di loro e che nessuno vuol sentire. O forse siamo tutti ricchi?

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