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13 dicembre 2005

Cinema ‘altro’ a Perugia

Il 4 dicembre scorso si è conclusa la nona edizione del bATIK Film Festival, l’importante manifestazione dedicata alle cinematografie ‘altre’ che si sIl 4 dicembre scorso si è conclusa la nona edizione del bATIK Film Festival, l’importante manifestazione dedicata alle cinematografie ‘altre’ che si svolge tutti gli anni a Perugia. bATIK nasce nel 1997 per volontà dei ragazzi dell’Associazione Culturale Zero in Condotta come spazio da dedicare alle opere e agli autori provenienti da una realtà poco conosciuta e considerata in Occidente, quella del cinema africano. Col passare degli anni bATIK è cresciuto, si è ampliato fino a dare spazio a tutti quegli sguardi cinematografici che vengono solitamente liquidati con il termine underground, modi ‘diversi’ di accostarsi alla cosa – cinema e di interagire attraverso il suo strumento (la cinepresa) con la realtà; contemporaneamente alle dimensioni del festival è cresciuta anche la considerazione che esso gode in Italia e all’estero tanto che Marco Muller, attuale direttore artistico della Mostra del Cinema di Venezia, arrivò a definirlo “il miglior festival italiano”.
Nel corso della sua vita bATIK ha avuto il merito di concedere visibilità a molti cineasti del passato e del presente che non hanno (e forse non vogliono neanche averlo) un loro spazio nel cinema ‘di largo consumo’, destinati come sono ad occupare le cosiddette ‘nicchie’: personaggi come Derek Jarman, Carmelo Bene, Jean Vigo, Joao César Monteiro, Romano Scavolini, fino ad arrivare ai più noti Ciprì e Maresco, da anni ormai amici del festival perugino che nel 2003 ha dedicato loro una sezione.
Il tema portante dell’edizione 2005 (110 film proiettati per un totale di 20 paesi rappresentati) è stato ‘L’apocalisse delle immagini’, intesa come ‘attitudine alla differenza’, a non voler seguire i dogmi o il mainstream imposto dall’industria dello spettacolo e dell’intrattenimento. In un’epoca in cui trionfano ortodossie ed integralismi, scontri di civiltà, guerre di religione, riemerge l’indispensabile necessità di chi ha deciso di andare di traverso, di essere collaterale, non allineato.
Tra le varie iniziative proposte dal programma di questa edizione vanno citate le retrospettive dedicate al cineasta francese Philippe Garrel (il suo Les amants réguliers quest’anno si è aggiudicato il Leone d’Argento a Venezia) e ai nostri Mario Martone e Daniele Gaglianone; la sezione Go West, che ha proposto le varie declinazioni che il cinema western può assumere (accanto ad un grande classico del genere come Ombre rosse di John Ford hanno trovato posto il western “surrealista” rappresentato da El topo di Alejandro Jodorowsky e quello rarefatto e anomalo proposto da Jim Jarmusch con il suo Dead man); la presentazione di un dvd contenente la versione restaurata di Nostra Signora dei Turchi di Carmelo Bene, uno dei film ‘altri’ per eccellenza del cinema italiano.

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