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12 dicembre 2005

Il “Caro” Babbo Natale

Frizzi, lazzi, strenne, regalini e cotillon quest’anno saranno meno numerosi nelle case degli italiani. Le statistiche che rimbalzano da ogni televi
Frizzi, lazzi, strenne, regalini e cotillon quest’anno saranno meno numerosi nelle case degli italiani. Le statistiche che rimbalzano da ogni televisore, radio e giornale recitano una perenne e triste lamentazione funebre per il portafoglio dei consumatori. Da anni si denuncia il serio caldo del potere d’acquisto degli stipendi, complici l’inflazione, l’euro, la recessione e gli interventi non adeguati del governo per lenire questa flessione. Aumenta la percezione del disagio degli italiani, la sensazione di sentirsi non solo più poveri, ma anche maggiormente indifesi contro le avversità imprevedibili del futuro.
E gli studenti? I ragazzi che si incontrano nei corridoi dell’università, i nostri colleghi, come se la cavano? Questo è il resoconto di un’intervista presa su un campione di circa 500 studenti, di varie facoltà ed età, raggiunti nel periodo a cavallo fra la fine di novembre e la prima settimana di dicembre 2005.
Se la situazione generale dei loro genitori è quella fotografata dai grandi istituti di statistica, gli universitari non sembrano discostarsi di molto.
Circa il 60% degli intervistati infatti si ritiene insoddisfatto delle proprie risorse finanziarie. Questo dato è da interpretare non tanto in riferimento agli acquisti velleitari natalizi o alle “uscite serali”, ma alla ordinaria conduzione della vita quotidiana: spese per cibo, vestiti, libri, abbonamento per trasporti, bollette e aff(l)itti, le voci che incidono maggiormente nel bilancio di uno studente fuorisede. Di questa percentuale, quasi il 75% svolge le mansioni più disparate: si va dai servizi in locali di ristorazione e divertimento (camerieri, lavapiatti, hostess, fattorino, addetto alla sicurezza), al volantinaggio, ai lavori di commesso nei supermercati. I più fortunati invece lavorano in ambiti maggiormente creativi, come l’animazione, il giornalismo, grafica, l’informatica ed il web, i settori artistico culturali. Fra costoro, ad esempio Mauro, laureando in Lettere Moderne del vecchio ordinamento, che ogni tanto riesce a sbarcare il lunario realizzando dipinti su commissione per locali. Un’altra intervistata, Chiara, già si dà da fare in televisione, con la realizzazione di un programma d’intrattenimento per una rete locale.
Una modesta percentuale, circa il 6-7% presta servizio civile presso enti pubblici o strutture private, o svolge il servizio part time all’università. Una residua parte “tira a campare” con il solo sostegno delle famiglie e, quando possibile, con le borse di studio. “Ma la vita è difficile, oltre che costosa”, è la dichiarazione più ricorrente.
C’è poi un buon 20% sul totale della popolazione intervistata, che confessa di non avvertire la crisi, mantenendo comunque al minimo la permanenza all’università come strategia di risparmio vincente. A margine, una categoria residua di intervistati che ha dato le risposte più diverse, dal grigio “non so”, al più colorito “i politici sono tutti mariuoli!”.
La sensazione è quella di una comunità studentesca che, non solo all’approssimarsi delle feste, avverte un crescente disagio economico, similmente alla restante parte della popolazione nazionale. Forte resta sempre, come risposta, la necessità di non gravare troppo sul bilancio familiare, di dover avviare il prima possibile verso l’emancipazione economica, anche parziale, e, soprattutto, di laurearsi in fretta per cercare un buon lavoro.

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