• Google+
  • Commenta
23 dicembre 2005

Il comportamento criminale nei giovani è in aumento

Le cronache degli ultimi mesi, sono state puntellate da episodi di violenza e di soprusi tra giovani, perlopiù minorenni. Ciò che salta subito all’attLe cronache degli ultimi mesi, sono state puntellate da episodi di violenza e di soprusi tra giovani, perlopiù minorenni. Ciò che salta subito all’attenzione di sociologi, psicologi, e pedagogisti è un abbassamento allarmante dell’età del comportamento criminale. Da episodi sporadici di “bullismo”, caratterizzato da piccoli furti e qualche pugno, siamo giunti alla composizione di veri e propri “branchi” di minori che compiono atti criminali sino ad arrivare allo stupro e all’omicidio. E’ di pochi giorni fa la notizia di un bambino siciliano tredicenne, barbaramente ucciso e precipitato in un burrone nei pressi di Barrafranca in provincia di Enna. Il ritrovamento del ragazzino, con la testa fracassata, senza giubbotto e senza cellulare, lascia pensare ad un atto scellerato di violenza tra adolescenti. Pare che qualche giorno prima, il ragazzo avesse litigato a scuola con un coetaneo per futili motivi. Gli inquirenti, propendono per la tesi del “branco”, inteso a punire lo “sgarro” del giorno prima. Molto probabilmente il giovane, ritenutosi offeso, ha chiesto ad altri suoi compagni o ai suoi fratelli maggiori di aiutarlo a dare una lezione al povero ragazzo. Ecco la lunga ombra del “branco” di adolescenti che si affaccia nuovamente alle cronache. Gli scienziati sociali dividono in socializzazione primaria e socializzazione secondaria. La prima dovrebbe preparare alla seconda. Analizzando brevemente il fenomeno dal punto di vista sociologico, non è difficile accorgersi come il problema sia rinvenibile nella socializzazione primaria; ovvero, quella che avviene prevalentemente in famiglia e nella scuola. Questo tipo di socializzazione, che dovrebbe preparare i giovani ad affrontare le grandi sfide della vita e al lavoro, sembra più che altro prepararli ad una lotta senza regole e senza esclusione di colpi. E, comunque, fa’acqua da tutte le parti. In poche parole, sembra che i giovani non vengano preparati a vivere in una società “sana”, fatta di principi e valori, ma in una società “malata”, ove vige la legge del più forte e dove l’abuso e la violenza la fanno da padrone. In altri termini, prepara alla giungla. Come è noto, i problemi delle famiglie, sono prevalentemente legati alla condizione lavorativa nel nostro paese e le lacune della formazione scolastica priamaria, sono ormai anch’esse note. C’è però un altro potente mezzo pedagogico che parla quotidianamente e a tutte le ore spesso senza alcun rispetto per le fasce d’età più vulnerabili. Un mezzo i cui effetti, sono ancora troppo spesso e in gran parte sottovalutati. Forse è il caso di tornare nuovamente, e soffermarsi seriamente sul “come” e da chi vengono trasmessi i valori in una società post-moderna, in particolare, sul ruolo dei media e nel modo in cui i mezzi di comunicazione entrano nelle famiglie e nella scuola. Ad esempio nella maniera in cui la televisione tende ad affrettare ulteriormente i tempi di apprendimento, già esasperati dai ritmi elevati a cui viaggiano le società contemporanee. La televisione, oltre a bruciare le tappe dell’apprendimento, non consentendo la maturazione graduale dei soggetti più deboli, ovvero, dei più giovani, continua a propone modelli, valori e ideali che non sono più in sintonia con quella che può essere definita come società “normale”.

Google+
© Riproduzione Riservata