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30 dicembre 2005

La fabbrica dei sogni

28 dicembre 1895. Parigi. Grand Cafè sul Boulevard des Capucines. Si tiene il primo spettacolo a pagamento della storia del cinema. O meglio, nasce uf28 dicembre 1895. Parigi. Grand Cafè sul Boulevard des Capucines. Si tiene il primo spettacolo a pagamento della storia del cinema. O meglio, nasce ufficialmente la fabbrica dei sogni che in 110 anni di vita ha illuminato le sale di tutto il mondo, ha fatto sognare maree di uomini e donne pronti a cedere qualche ora della propria esistenza per rinchiudersi in un salone buio, affascinati da immagini e suoni capaci di renderti una persona più felice, più spensierata, più bambina. Con le immagini in movimento de “L’arrivee d’un train en gare de la Ciotat” (L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat), i fratelli Auguste e Louis Lumiere hanno dato il loro piccolo grande contributo alla creatività dell’uomo contemporaneo. E pensare che i due francesi di Lione ritennero il cinema “un’invenzione senza futuro”, decidendo per questo motivo di vendere la loro “creatura” a George Melies, un altro dei più grandi pionieri della settima arte. E’ trascorso, dunque, più di un secolo dalla nascita di un “mondo alternativo”, dove sognare ad occhi aperti è ancora possibile senza farsi prendere per folli utopisti, incapaci di guardare alla realtà per quello che concretamente è. Nel corso del XX secolo il cinema ha avuto modo di confrontarsi con l’essenza più profonda dell’esistenza umana, dandoci una tanto agognata chance di carpire al meglio i misteri più reconditi delle nostre parabole esistenziali, qui sulla terra. Ecco perché milioni e milioni di persone sentono la necessità impellente di evadere dalla stanca e , a tratti, inafferrabile realtà quotidiana, per immergersi in una visione più tangibile e sensata delle nostre vicende personali. D’altra parte, però, sarebbe sbagliato considerare il cinema solo un mero tentativo di evadere: il cinema è molto di più! Nella sua ricerca di evasione, infatti, porta a compimento quella che potremmo definire un’immersione nei meandri più nascosti della nostra mente. Dunque, non si tratta più di un’evasione fine a se stessa, funzionale ad una visione sin troppo edulcorata, e quindi menzognera, dell’esistenza, ma siamo di fronte, invece, ad un’evasione che nell’allontanarsi dalla realtà, trova proprio in essa il punto focale della sua immaginazione. Ecco quello che noi, amanti del cinema, ci aspettiamo da un buon film, consapevoli che una sana miscela tra intrattenimento e introspezione, evasione ed onestà intellettuale, sia la formula magica per darci la grande responsabilità, nel nostro piccolo posto a sedere, di contribuire al “completamento” della pellicola, con tutti gli interrogativi che essa inevitabilmente ci pone. Senza tralasciare l’indimenticabile epitaffio de “L’uomo che uccise Liberty Valance”: “Quando la leggenda diventa un dato di fatto, stampa la leggenda”. Come dire, tra i sogni e la realtà, non smettere mai di sognare.

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