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30 dicembre 2005

Le origini del Capodanno

La notte del 31 dicembre vede protagonista il conto alla rovescia più famoso dell’anno. Una notte di stravaganza, disordine, trasgressione che rappresLa notte del 31 dicembre vede protagonista il conto alla rovescia più famoso dell’anno. Una notte di stravaganza, disordine, trasgressione che rappresenta la fine e allo stesso tempo l’inizio di qualcosa. Il Capodanno rientra, ormai, nella tradizione popolare molto legata alla religione. Diverse le leggende che accompagnano la nascita del capodanno. Alcune di esse ci conducono nella Mesopotamia del secondo millennio a.C.. dove si credeva che la nascita dell’universo fosse dovuta alla lotta fra il dio Marduk e la dea del caos Tiamat. Marduk, il vincitore, impose ordine sul caos. Ogni anno la sua impresa fu commemorata all’arrivo delle piogge portatrici di vita. Per 11 giorni si ritirava e la popolazione ricreava il caos (persino gli schiavi potevano insultare i padroni). Tutti gli dei babilonesi venivano portati in città e partecipavano ad una solenne processione, per aiutare Marduk a vincere la battaglia contro Tiamat. La battaglia veniva rivissuta attraverso la lettura dell’Enuma elish, l’epopea della creazione. Si assisteva a riti di esorcismo, usanze esoteriche. Anche l’Egitto ha la sua tradizione. Hathor, la dea dell’amore, della gioia, della musica e della danza divenuta la regina dei morti, li aiutava a raggiungere il cielo con una scala. Il giorno di Capodanno ricorreva l’anniversario della sua nascita celebrata con grandi feste. Le sacerdotesse, prima dell’alba, esponevano l’immagine di Hathor ai raggi del sole nascente. Il tripudio che seguiva era un pretesto per darsi ad una vera e propria orgia, e il giorno si concludeva fra canti e vino. Nell’antica Roma il 1° dell’anno era dedicato a Giano, il dio bifronte. Giano aveva due facce e due fronti: l’una rivolta indietro verso il passato e l’altra rivolta avanti verso il futuro, pertanto, veniva considerato il dio dei passaggi e delle porte, degli inizi e dei termini e da qui il nome gennaio. Una celebrazione presentata come una tradizione senza alcuna connotazione religiosa, ma che invece ha dimostrato di trovare le sue origini proprio in ricorrenze religiose. In molti paesi germanici c’è l’usanza di gettare nell’acqua stagno fuso allo scoccare della mezzanotte, proprio quando arriva l’anno nuovo. Da quella forma e da quell’ombra si cerca di indovinare cosa ha in serbo l’anno nuovo. In Messico, il 1° gennaio, moltitudini di persone visitano “la colonna della vita” nelle rovine dell’antica città maya di Mitla. Mentre uno circonda la colonna in pietra con le braccia, un altro cerca di stabilire quanto spazio c’è fra le mani tese misurando con le dita. Si suppone che corrisponda al numero di anni di vita della persona che abbraccia la colonna. In Giappone è comune preoccuparsi molto del primo sogno fatto per l’anno nuovo, perché si pensa che riveli ciò che accadrà durante l’anno avvenire. Per assicurarsi un bel sogno i giapponesi comprano amuleti e speciali foglietti su cui è scritta la buona sorte. Non c’è dubbio: spesso le origini di una tradizione ne influenzano il significato. Bhè che dire? Paese che vai, Capodanno che trovi!

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