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12 dicembre 2005

Pallone d’oro 2005 a Ronaldinho

La gioia nei piedi. È espressione anomala e spesso poco gratificante questa, ma dà tutta l’idea di quello di cui si sta parlando: di un calciatore cheLa gioia nei piedi. È espressione anomala e spesso poco gratificante questa, ma dà tutta l’idea di quello di cui si sta parlando: di un calciatore che professa l’arte di giocare a pallone divertendosi, sempre col sorriso sulle labbra, che se perde va ad abbracciare gli avversari ed a complimentarsi con loro, che se vince lo fa con lo spirito giusto, quello di chi ama il calcio e non si sente un Re nel suo essere il migliore. Si, perchè Ronaldo de Assis Moreira, in arte Ronaldinho Gaucho, è il più grande. Se non bastasse la sua palese e costante superiorità a dimostrarlo, ci hanno pensato i 52 giurati di France Football a confermarlo, assegnandogli lo scorso 28 Novembre uno strameritato Pallone d’Oro, nella cui classifica ha preceduto di 77 punti il secondo classificato e di 83 il terzo, rispettivamente gli inglesi Franck Lampard e Steven Gerrard. L’ambito premio giunge al termine di un’annata in cui la stella verdeoro ha riportato la Liga spagnola a Barcellona dopo sei anni (e, con essa, la Supercoppa di Spagna), riprendendola nella nuova stagione lì dove l’aveva lasciata, cioè al primo posto, ed ha condotto il suo Barça sui campi d’Europa, stupendo ed imponendo il miglior calcio del continente, frenando nella scorsa Champions League solo di fronte al Chelsea e ad un errore arbitrale di Pierluigi Collina. Quella notte, il Gaucho regalò la più bella perla dell’anno, realizzando una rete da favola, di quelle che i comuni mortali non possono neanche immaginare. Fu una tappa tra le tante. Come quella che il 19 Novembre “costrinse” il Santiago Bernabeu, tempio del calcio e casa degli acerrimi nemici del Real Madrid, ad alzarsi in piedi ed applaudire. Aveva appena segnato il 2-0, umiliando gli impotenti difensori merengue, ed avrebbe poi replicato per il 3-0 definitivo. C’era riuscito solo Diego Armando Maradona.
Ronaldinho succede ad Andriy Shevchenko, giunto quinto quest’anno, che probabilmente rinunciò alla conferma a Zar d’Europa facendosi respingere il rigore decisivo nella finale di Champions ad Istanbul. Tra il milanista ed i due inglesi, spicca immancabile il nome di Thierry Henry, sempre protagonista nel trascinare il suo Arsenal, mentre nella top-ten si notano altri protagonisti dell’anno solare che sta terminando: l’immortale Paolo Maldini, l’imperatore Adriano, il giocoliere della Juventus campione d’Italia Zlatan Ibrahimovic, il fantasista del Milan (squadra più rappresentata tra i primi dieci) Kaká, altri due protagonisti delle strepitose stagioni di Barça e Chelsea, cioè John Terry e Samuel Eto’o (giunti decimi alla pari).
Non c’è stata, però, gara. Ronaldinho, già vincitore dello scorso World Player FIFA e grande favorito anche quest’anno, non ha eguali. Da anni professa il suo credo in giro per il mondo, vestendo le maglie di Cruzeiro, Paris Saint Germain, Brasile. È la dimostrazione vivente che questo mondo del pallone cinico e muscolare ha ancora dei valori, può ancora basarsi sulla superiorita delle doti tecniche. A niente servono le polemiche (ultima in ordine di tempo, quella sul video girato per la Nike in cui colpiva quattro volte di fila senza sosta lo stesso punto della traversa) di fronte alla sorridente faccia da cartone animato di questo brasiliano felice. Lui continuerà a sorridere ed a dare allegria a chi ama questo sport.

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