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13 dicembre 2005

Paolo Di Canio: saluterò sempre romano

“E’ un gesto di appartenenza al mio popolo, perché non posso salutare i miei sostenitori? L’ho fatto in passato, l’ho rifatto ora, e lo rifarò sempre,“E’ un gesto di appartenenza al mio popolo, perché non posso salutare i miei sostenitori? L’ho fatto in passato, l’ho rifatto ora, e lo rifarò sempre, saluterò sempre romano”.
Queste le parole a fine gara dell’esuberante giocatore della Lazio, che al momento della sua sostituzione in Livorno – Lazio, è passato sotto la curva della propria tifoseria a salutare il suo pubblico col braccio destro proteso. Da un lato i tifosi laziali inneggiavano al Duce, dall’altro i livornesi urlavano “piazzale Loreto”.
L’ennesimo passo indietro del calcio italiano, che si dimostra sempre più fragile dinanzi a questi episodi. Ciò che sul serio dovrebbe far riflettere l’opinione pubblica, non è il gesto politico in sé per sé, ma il contorno di episodi raccapriccianti: le dichiarazioni del vicepresidente della FIGC Abete dopo l’episodio che minacciano di squalificare l’atleta; il parere dell’Onorevole La Russa che minimizza sottolineando che il giocatore in fin dei conti non ha compiuto nessun atto violento; e addirittura, notizia omessa da molti giornali nazionali, che una bomba carta è stata scagliata dalla curva livornese nel prepartita, proprio verso il giocatore biancoceleste.
Questa la situazione dell’ambiente calcistico italiano, vittima del danaro e da qualche tempo anche della politica, proprio come dimostrano le tifoserie della Lazio – apertamente dichiarata di destra – e la tifoseria del Livorno, da poco è arrivata nel calcio che conta, ma che intende dimostrare la propria “passione calcistica” all’Italia intera, tifando per i propri beniamini a suon di “Avanti popolo” e portando allo stadio la bandiera di Che Guevara invece che quella della propria squadra.
Quando si dice attaccamento alla squadra…

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