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24 dicembre 2005

Siviglia: España vera

Quando si pensa alla Spagna, ci si crea un ideale di cultura, costumi e usanze che, dalla corrida alla paella, ne formano il fascino. La Spagna del 20Quando si pensa alla Spagna, ci si crea un ideale di cultura, costumi e usanze che, dalla corrida alla paella, ne formano il fascino. La Spagna del 2000 è un Paese pienamente europeizzato, le cui maggiori città nulla hanno da invidiare alle più importanti metropoli del continente. Ma è proprio partendo da una di queste, la capitale Madrid, che nell’ultimo fine settimana dello scorso Ottobre gli studenti dell’ESN URJC hanno scoperto una frazione della penisola iberica in cui il tempo sembra essersi fermato: l’Andalucia ed in particolare il suo capoluogo di provincia Siviglia.
Influenzata architettonicamente dai Mori, che la occuparono per 800 anni, e centro importantissimo della tauromachia e del flamenco, è uno dei luoghi più apprezzati del Paese, caratterizzato da un dialetto e da usanze radicate nel tempo, da un centro storico ancora intatto, da un clima caldo anche con l’avanzare dell’autunno, capace di raggiungere i 25°C il 29 Ottobre, quando nel resto della nazione già si soffriva il freddo. Da queste basi, poi, si dipanano le due facce della città. Da una parte il lato artistico che propone una “Plaza de España” degna del suo nome, per non parlare della famosa Giralda (simbolo di Siviglia), da cui è possibile raggiungere le due torri (Torre de Oro e Torre de la Plata), o ancor più della maestosa Cattedrale (insieme a San Pietro e Notre Dâme la più grande del mondo, con i suoi 23.500 m²), costruita su una Moschea consacrata al cattolicesimo nel XV secolo. Altro gioiello inserito in questo quartiere chiamato “Barrio Santa Cruz” è la Real Alcázar, costruita su mandato di Pietro I “il Crudele” tra il 1364 ed il 1366; di stile Mudejar, è uno dei maggiori esempi di come i castigliani avessero assimilato la cultura musulmana dopo la Reconquista.
Dall’altra parte, però, c’è il lato che portò Santa Teresa d’Ávila a dire che la terra andalusa è toccata dalla mano del diavolo. Si tratta dell’aspetto dilettevole di una città ricca di tentazioni: dalle molte discoteche situate nei pressi del fiume Guadalquivir (o sul fiume Guadalquivir, come accadde nella notte tra il 28 ed il 29 Ottobre, quando gli studenti Erasmus di diverse università spagnole furono ospiti su una “disco-barca” che attraversò il fiume fermandosi solo quando il sole era oramai sorto) agli innumerevoli “bar de tapas” situati tra le stradine del già citato Barrio de Santa Cruz, passando per il centro, fulcro della vita turistica cittadina. Infine, chi voglia approfittare della più autentica cucina andalusa non può non passare per la Triana, barrio ricco di piccoli bar e taverne che conservano il fascino ed il sapore della tradizione (indimenticabili la paella, che pure non è esattamente figlia di queste terre, ed i “pajaritos fritos”).
Si tratta, dunque, di una città completa, riformata urbanisticamente con l’Esposizione Universale del 1992 che ha portato alla costruzione di otto nuovi ponti che collegano le due rive del fiume, ma comunque forte del suo sharme tutto iberico, capace di rendere Siviglia il simbolo dell’Andalucia e questa l’orgoglio della Spagna che non dimentica le origini che la hanno resa legendaria.

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