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13 dicembre 2005

Troisi anti-eroe napoletano

Discrezione, simpatia, timidezza comicità…soltanto questo?

“Massimo Troisi…semplicemente grande”. Se qualcuno avesse pronunciato queste parole Discrezione, simpatia, timidezza comicità…soltanto questo?

“Massimo Troisi…semplicemente grande”. Se qualcuno avesse pronunciato queste parole nei primi anni ’70, sarebbe stato bloccato e magari si sarebbe sentito chiedere “e chi è sto Troisi?”
Oggi invece è questo il giudizio espresso da chi, come me, rimane folgorato davanti alla bellezza e alla profondità del “Postino”ultima fatica di un ragazzo di San Giorgio che aveva il dono di saper emozionare e un cuore troppo grande per continuare a pulsare la vita.
Il 4 giugno 1994 a Ostia, Troisi muore nel sonno a causa del suo cuore malato, quasi in un maldestro tranello del destino, una sorta di contrappasso della Morte che si riprende lo strumento che Massimo aveva usato per decantare la Vita. Da appena ventiquattro ore aveva terminato le riprese proprio de “Il postino” da lui co-diretto insieme a Michael Radford, il film che gli valse la notorietà internazionale e diverse candidature ai premi Oscar, il film a cui lui era particolarmente legato per quei valori come la forza della poesia e della fede politica, che in un certo senso hanno fatto sempre da sfondo all’opera di Troisi e che soltanto nel “Postino” vengono presentati esplicitamente. Ci piace immaginare che Massimo in quel lungometraggio abbia catturato e in qualche modo immortalato la sua anima da artista, fornendo agli occhi attenti di chi l’ha amato, una sorta di testamento spirituale dei valori in cui credeva.
Ma andiamo con ordine…
E’ verso la fine degli anni ’70 che Troisi esce dalla “gabbia”di San Giorgio e inizia a spiccare il volo. Sono gli anni della Smorfia, l’esilarante trio comico composto con gli amici di sempre Lello Arena e Enzo Decaro, che conferisce loro popolarità prima in teatro poi in televisione con i famosissimi sketch dell’Annunciazione, San Gennaro, l’Arca di Noè e tanti altri tramite i quali inizia ad inanellare i primi successi anche a livello nazionale. Massimo però mantiene salde le radici culturali che hanno qualificato la sua formazione artistica (che va da Viviani a Toto ai De Filippo) ed in particolare la napoletanità ,vero e proprio marchio di fabbrica soprattutto del primo Troisi.
Questo rapporto di odio-amore con la sua città, Napoli, che se da un lato sembra opprimere il Gaetano di “Ricomincia da tre” (primo successo cinematografico che vede Troisi in veste di attore–regista), spingendolo a scappar via, allo stesso tempo viene spesso difesa, ed è sempre nei suoi pensieri come punto di riferimento costante. Il Troisi dei primi anni ’80 incarna infatti il carattere del “nuovo napoletano medio”negli anni in cui è forte quel senso di incertezza nel futuro che Massimo carpisce con grande arguzia denunciando questo stato di precariato esistenziale mascherandolo con umorismo e simpatia.
Simpatia appunto quella non è mai mancata. Da cineteca della comicità italiana è il film “Non ci resta che piangere” del 1984 nel quale Troisi si ritrova nell’anno 1492 insieme a Roberto Benigni in un duo comico irresistibile a tratti geniale e quantomeno irripetibile.
In generale in tutte le altre numerose performance artistiche che ha esibito, Massimo ha saputo disegnare figure esilaranti, che ha definito servendosi delle sue ricche risorse fisiche e dialettiche. Ma il film che più di tutti segna la svolta artistica di Troisi e il già menzionato “Il Postino” del 1994.
In quel film, veicolato dall’immagine di Mario Ruoppolo (scavato nel volto in qualche modo somigliante a Pasolini), viene trasmesso un messaggio paradossale. Il messaggio di un umile postino di Procida che affibbia al poeta cileno Neruda, la colpa di un’erudizione che se da un lato aveva permesso a un uomo semplice come lui, di scrivere poesie per la sua amata dall’altro, proprio tramite l’arte, lo aveva introdotto nella complessità del reale che gli causava nostalgia della passata condizione d’innocenza intellettuale.
Dopo “il postino” ci resta soltanto il rammarico di non poter sapere se quest’opera sia soltanto l’apice di un percorso artistico oppure l’inizio di un nuovo sentiero che avrebbe portato l’artista napoletano verso lidi culturali dei quali è possibile soltanto intuirne i confini.
Ci piace ricordarlo con le parole di un commosso Benigni intervistato riguardo la precoce scomparsa di Troisi: “Massimo aveva avuto questo dono dagli dei, dal cielo e l’aveva regalato alla gente, non l’aveva tenuto per sé. A me solo il nome: Massimo Troisi(!), mi fa sobbalzare… poi comunque. Il cielo si è ripreso questo regalo che ci aveva dato. Chi lo conosceva e chi non lo conosceva è uguale, perché Massimo era di tutti, lo conoscevano tutti, ed era come se lo avessero conosciuto tutti … “

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