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7 dicembre 2005

TV: ancora “cattiva maestra”

Non è certo la prima volta che le istituzioni prendono posizione rispetto a quella che Karl R. Popper – in tempi ancora poco sospetti – definiva

Non è certo la prima volta che le istituzioni prendono posizione rispetto a quella che Karl R. Popper – in tempi ancora poco sospetti – definiva «cattiva maestra» televisione. Già nel 2001, la moglie del Presidente della Repubblica, donna Franca, durante una visita in Argentina, insorgeva contro il media televisivo polemizzando con l’allora Presidente della rai Zaccaria, in seguito ad un infelice collegamento di Enrico Papi al festival di Sanremo con gli italiani emigrati in Argentina. Nel novembre dello stesso anno, donna Franca esplodeva nuovamente in una veemente critica anti-televisiva dicendo; «lo dico sempre alle mie nipoti, leggete, leggete….e non seguite questa tv deficiente». Ieri, poche ore prima dell’intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, la terza carica dello Stato, il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, in un importante convegno su “Servizio pubblico televisivo e dignità della persona”, organizzato dal Garante per la Privacy e la Commissione di Vigilanza rai, è intervenuto criticamente sulla televisione. Casini ha sottolineato il fatto che «la televisione spesso trasmette ai nostri figli messaggi negativi», messaggi che «forse, non violando leggi o codici risultano gravemente diseducativi». Le preoccupazioni del Presidente della Camera, sono rivolte soprattutto ai bambini, che, oggi passano ore ed ore davanti alla televisione, molto spesso, senza la presenza dei genitori. Dice Casini: «abbiamo il dovere di non essere indifferenti e di chiedere di rispettare i bambini». Sul tema “arroventato”, ha preso subito posizione anche il ministro per le Comunicazioni Mario Landolfi. Secondo il ministro «il problema dei minori, non po’ essere separato da quello della qualità dei programmi televisivi». Poche ore dopo da Cremona, il Presidente della Repubblica rincarava la dose ammonendo chiaramente e nettamente quella che ha definito una «tv irresponsabile». La critica del Capo dello Stato è stata rivolta soprattutto alla tv di Stato che propone programmi diseducativi come i così detti “reality shows”. La critica di Ciampi è indubbiamente indirizzata contro quel tipo di televisione, spesso irresponsabile, che inseguendo audience e logiche commerciali, anziché offrire programmi formativi, Il riferimento ai “reality” è palese. Questo tipo di programmi che martellano lo spettatore con tradimenti, ambizione sfrenata e morbosità, sono tutti modelli di comportamento che non apportano beneficio alla formazione dei nostri giovani. Inoltre, questi programmi, non rispecchiano quel ruolo di funzione pubblica che è dovere primario di una televisione di Stato. Resta il fatto che ancora troppo spesso la televisione, propone ancora spettacoli e “modelli” effimeri rispetto a trasmissioni più serie dal punto di vista pedagogico e formativo, che vengono relegate il più delle volte in palinsesti notturni. Il coro dei Presidenti delle varie reti televisive in merito alle parole di Ciampi è stato unanime. Tutti d’accordo con il presidente dunque! Ma come hanno sottolineato, nel convegno sopra ricordato, i direttori dei Tg, fino a quando i programmi saranno basati sugli indici di ascolto (Auditel) invece che sull’indice di qualità dei programmi stessi, sembra proprio che le cose siano destinate a rimanere immutate.

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