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10 febbraio 2006

Gli slogan della campagna elettorale a Roma: tra amore e odio

Mancano poco più di sessanta giorni alle elezioni e le nostre città sono state puntualmente ricoperte da una miriade di manifesti, slogan e spot elettMancano poco più di sessanta giorni alle elezioni e le nostre città sono state puntualmente ricoperte da una miriade di manifesti, slogan e spot elettorali. A farla da padrone sono i fatidici sei per tre; manifesti giganti che impediscono letteralmente la visuale della nostra città. Manifesti che, oltretutto, erano anche stati messi fuori legge. Milioni di altri manifesti, di tagli più o meno grandi tappezzano i muri della capitale, anche li dove “non” è lecito affiggere. Non so se sapete che i politici sono i primi a prendere le multe perché imbrattano la città. Se le pagano poi è un altro paio di maniche. Sappiamo, comunque, che questo è fisiologico di qualsiasi campagna elettorale, ma ciò che emerge dagli slogan elettorali dei manifesti, oltre ad essere spesso divertente è anche indicativo del “nuovo” sistema elettorale proporzionale. Un ritorno al passato in altre parole. Ai grandi e consolidati partiti tradizionali, si affiancano “nuovi” soggetti. Ad esempio è “riapparso” il partito dei consumatori che nell’ambito di una politica presunta come “sporca” si definiscono come «quelli non inquinati». Alla campagna elettorale per le politiche dove l’odio e la demagogia la fanno da padrone, si affiancano gli slogan per le amministrative dove l’amore e la solidarietà per la città sembrano dominare. Ai manifesti del «No grazie» di Forza Italia che recitano ad esempio: «i no global al governo? No grazie», oppure, «più tasse sui tuoi risparmi? No grazie», «più tasse sulla tua casa? No grazie». Si potrebbe ovviare e domandarsi, un altro manifesto così? «no grazie». Ad aprire la rassegna per il centrosinistra ci pensa la Margherita di Rutelli, il cui illuminante slogan recita; «riapriamo il futuro». Il che, suona più come una predizione di una chiromante che altro. Ma il futuro non è proprio una porta. Complimenti al copywriter. A questi fanno eco gli slogan dei Comunisti Italiani che con sprezzo e convinzione, vogliono disfare tutto quello che il governo, nel bene e nel male, ha fatto in questi anni. «Abroghiamo la Moratti» e «via dalla sporca guerra», questi alcuni degli slogan di Diliberto. E mentre i leader del centro destra che, “corrono a tre punte” tirano l’acqua ognuno al proprio mulino, lo slogan preferito dai DS è «oggi precari, domani lavoro». Magari fosse vero. Segue la frastagliata schiera dei Socialisti, che uno slogan non c’è l’hanno neanche più. Ma il loro potrebbe recitare più o meno così: «due a destra e due a sinistra». Il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, leader del centro destra, dice che ha «un’idea diversa», probabilmente da quella dell’attuale presidente del consiglio. Ma convince poco e oltretutto convive con la figlia del noto e potente imprenditore Caltagirone. E, comunque, con l’UDC ribadisce: «Io c’entro». Ma questo già lo sapevamo. Dal canto suo, Gianfranco Fini la mette sul “personale” e punta su una coniugazione grammaticale, infatti, il suo slogan recita «in prima persona». E delle altre due ovvero la seconda e la terza che ci dice? Niente perché gli altri per lui, evidentemente non fanno testo. Questa la breve analisi degli slogan elettorali per le politiche. Simpatici però, non è vero? Peccato che, francamente non sappiamo se dobbiamo piangere o dobbiamo ridere. Il ministro per le politiche agricole in carica, Gianni Alemanno che si presenta come candidato sindaco di Roma, sottolinea il suo sentimento di passione per la Città e come il titolo di una poesia scrive, «l’amore per Roma». Il partito che lo sostiene invece, mette subito da parte l’idillio amoroso e riprende l’odio politico e con tanto di Fiamma tricolore scrive di Roma; «oggi una città allo sbando, domani una capitale europea», e ancora, «oggi emergenza sfratti, domani case popolari», bah sarà! Il sindaco Walter Veltroni con i DS scrive orgogliosamente “esempio capitale». Ma l’epitaffio suona più come una condanna a morte che come uno slogan elettorale. Per la sinistra, “efficacissimo” e quasi unico lo slogan di un’assessore dei DS che scrive «nuova viabilità». Che cosa vorrà dire nessuno lo sa. Arriva poi la volta della nutrita schiera degli ex democristiani. Baccini dell’ UDC, ad esempio, anche lui candidato sindaco a Roma, si schiera nettamente e dice di essere «dalla parte di Roma». Sarà un caso? Il Senatore della democrazia cristiana per le autonomie Cutrufo, anch’egli candidato al Campidoglio, la butta in rima e si aiuta addirittura con i famosi smile; «oggi csì e dmani DC». Certo, infatti, con la DC, c’è ne siamo fatte poche di risate in passato. E Dulcis in fundo, non poteva mancare lo slogan del presidente Silvio Berlusconi che esordisce; «la sinistra ci dice che va tutto male, lasciamola perdere!». Ai posteri l’ardua sentenza. Comunque, complimenti a tutti per la fantasia e l’estrema efficacia comunicativa. Che abbiano pensato congiuntamente di puntare proprio sull’inconsistenza dell’efficacia linguistica per fare colpo sull’elettorato? E’ possibile. Evviva gli slogan, dunque, evviva la campagna elettorale ed i manifesti. Ma è proprio questo il tipo di comunicazione politica che noi giovani italiani ci meritiamo? Purtroppo, sembra proprio di si. E dei milioni di euro spesi per queste baggianate che ne pensate, ne vogliamo parlare? No, questa è un’altra storia.

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