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17 febbraio 2006

Johnny Depp: il “libertino”

“Accecato dalla Passione, sedotto dal Peccato” (tratto dall’home page italiana del film, sita all’indirizzo web http://www.mediafilm.it/thelibertine
“Accecato dalla Passione, sedotto dal Peccato” (tratto dall’home page italiana del film, sita all’indirizzo web http://www.mediafilm.it/thelibertine/).
“The libertine”, diretto dall’esordiente Laurence Dunmore ed arrivato da pochi giorni nelle sale italiane, ha fin ora diviso in due pubblico e critica: da una parte chi critica l’opera prima del brillante designer e grafico inglese, dall’altra chi la incensa come un capolavoro inatteso.
Probabilmente, come spesso succede, la verità sta nel mezzo.
Ma andiamo per ordine.
Il film narra i fatti più o meno noti di John Wilmot, 2° conte di Rochester, poeta e scrittore, ma soprattutto incorreggibile libertino alla corte di Carlo II d’Inghilterra, nella seconda metà del secolo XVII.
Dunmore ci racconta, attraverso le immagini cupe e sordide di una Londra decadente come non mai, dei versi licenziosi e della condotta scellerata del giovane e spregiudicato poeta, morto di alcool e sifilide, alla giovane età di 33 anni, attraverso la valida interpretazione di un maledettissimo Johnny Depp (a tratti Morrisoniano, oserei dire) e del supporto del grande John Malkovich, seppure relegato alla meno altisonante parte del re Carlo.
Beh, cosa dire… il film, seppure risultando nel complesso interessante, non è certo un capolavoro della cinematografia in costume, nè talvolta ci si può esimere dal domandarsi il perchè di alcune scelte decisamente discutibili effettuate dal regista.
Una su tutte: non mi ha convinto affatto la scelta dell’attrice protagonista, tale Samantha Morton, già nota al grande pubblico per aver partecipato al film di Woody Allen “Accordi e disaccordi” (per il quale ha ottenuto le candidature all’Oscar ed al Golden Globe, come Migliore Attrice non Protagonista), oltre che al celeberrimo Minority Report, di Steven Spielberg, in cui recitava a fianco di Tom Cruise.
Sinceramente ritengo sia da ricercare nella sua interpretazione, assai poco credibile, uno dei punti deboli del film.
Non è chiaro, per esempio, cosa essa provi nei confronti del peccaminoso scrittore, che, dopo una giovinezza trascorsa all’insegna del più bieco cinismo e della voluttà, la vede recitare (male) in uno squallido teatro londinese e decide di prendersi cura della sua carriera artistica, innamorandosene perdutamente.
Come, d’altra parte, non si chiarisce mai del tutto la causa dell’improvvisa separazione dei due (amanti?): fu forse l’ultima “cacciata” da parte del re, seguita allo sberleffo pornografico, offerto all’ambasciatore del re di Francia?
Personalmente, ad un tratto, ho come avuto l’impressione di un taglio alla pellicola; sarebbe una spiegazione possibile per un così repentino ed inaspettato cambio di scena, che vede il bel tenebroso divenire di colpo un povero storpio sifilitico, disperato e mendico, zoppicare per le vie, senza possibilità di esser riconosciuto dai suoi stessi concittadini.
Tuttavia, a parte queste mie considerazioni, più o meno condivisibili, c’è da ammettere che “The Libertine”, se preso per quello che è, senza troppe pretese, vi risulterà senz’altro affascinante, come l’ammiccante sguardo dell’inquieto protagonista, che, fuoriuscendo dalle tenebre della sua anima nera, ci accoglie sensuale, a inizio film, per poi lentamente ritornarvi, al termine, lasciandoci se non altro la curiosità di approfondire chi fosse realmente questo John Wilmot, 2° conte di Rochester, poeta e scrittore, ma soprattutto incorreggibile libertino alla corte di Carlo II d’Inghilterra, nella seconda metà del secolo XVII.
…e, di questi tempi, non è poco…

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