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28 febbraio 2006

Merkel contro Bush, Guantanamo e politica Usa sull’Iran

Non si può negare che, da quando si è insediata al suo posto da cancelliera, Angela Merkel abbia dimostrato di essere un’ottima rappresentante politicNon si può negare che, da quando si è insediata al suo posto da cancelliera, Angela Merkel abbia dimostrato di essere un’ottima rappresentante politica. Le sue dichiarazioni sino ad ora sono state sempre accurate, ed è proprio con questo spirito di verità e precisione che la scorsa settimana ha iniziato a far sentire la sua voce contro quello che è, e resterà nel tempo, uno dei carceri più discussi di tutti i tempi: Guantanamo. La Merkel ha infatti affermato, dalle colonne del quotidiano tedesco Der Spiegel, che: “Guantanamo non dovrebbe esistere”, ed inoltre che “si sarebbero dovuti trovare modi differenti di trattare quei prigionieri”; in un paese che intende definirsi civile le torture non dovrebbero essere ammesse, in alcun modo e per nessun motivo, soprattutto nel caso in cui, per continuare a torturare le persone, si andasse in altri stati. La visita della Merkel alla Casa Bianca di certo ricuce, o almeno ha tentato di rinvigorire fra i due Stati, un rapporto che non era solido neppure al tempo di Shroeder. La Merkel continua a non appoggiare la politica estera del presidente statunitense e, di certo, non arruolerà soldati da inviare nel martoriato paese iracheno. La cancelliera non spedirà in nessun caso soldati tedeschi in Iraq, ma ha portato al governo Usa il potenziamento del programma di addestramento delle forze di polizia irachene e l’apertura di risorse cospicue da stanziare al fondo speciale delle Nazioni Unite, che servirà per la formazione al lavoro dei giovani iracheni; ciò è quanto compariva nelle pagine di un altro giornale tedesco, Die Welt. Per una nuova e salda alleanza Usa-Germania propendono tutti i diplomatici e rappresentanti politici statunitensi: da Ben Nelson, il senatore democratico del Nebraska, a quello repubblicano del Kansas, Sam Brownback. Per quanto riguarda l’anti-terrorismo, il senatore repubblicano dell’Iowa, Charles Grassley, ha addirittura asserito che “gli Usa e la Germania stanno nella stessa barca nella lotta al terrorismo: “O ce la fanno insieme o affonderanno insieme”. Questa frase riporta solo in parte la situazione contrastata che sta vivendo il governo statunitense, che da molto tempo lotta contro il presunto terrorismo islamico e, a tuttora, ha compiuto pochissimi passi avanti: restano, infatti, le bombe londinesi, gli attacchi kamikaze in Israele e Palestina, e continuano a scoppiare e colpire senza alcuna pietà gli ordigni dei guerriglieri in Iraq. Chissà se servirà l’addestramento di 450 poliziotti iracheni, e addirittura si pensa di aumentarne il numero, che stanno portando avanti i soldati tedeschi nei paesi arabi moderati! Sul caso Iran, che intanto continua imperterrito nella sua politica nucleare, Bush e la Merkel hanno parlato a lungo, era prevista una discussione durante il loro incontro, la cancelliera ne aveva già discusso con i rappresentanti dell’Ue prima di arrivare in Usa e con Blair. Non c’è unità di intenti nel porre sanzioni sul nucleare all’Iran, speriamo almeno attraverso l’Onu, perlomeno in questo caso spinoso.

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