• Google+
  • Commenta
13 febbraio 2006

S-low Marlene

Ancora Marlene Kuntz. Travolgenti, vibranti, sensuali, intensi. Ancora Marlene, sempre loro. Lo stile evolve, cambia la forma, matura il linguag

Ancora Marlene Kuntz. Travolgenti, vibranti, sensuali, intensi. Ancora Marlene, sempre loro. Lo stile evolve, cambia la forma, matura il linguaggio e diventa raffinato. Ancora di più, se possibile. Vario, ricercato, profondo, mai banale. Un’evoluzione in perfetto stile con l’arte, quella vera. L’8 e il 9 febbraio a Roma, al Circolo degli Artisti, che di gruppi affermati ed emergenti ne vede passare molti, due serate affascinanti. I Marlene sono in giro con il loro nuovo tour, lo S-low Tour. La realizzazione di un progetto a cui pensavano da tempo: suonare senza rumore, lasciando i “grossi assalti distorti” da parte e regalando note profonde, canzoni intimistiche che sono poesie. Poesie dall’anima rock. E la vediamo lì, sul palco, con Cristiano Godano, voce e chitarra al meglio, l’evoluzione naturale della loro musica verso un gusto ricercato, meno arrabbiato e più comprensivo, che implode con straordinaria carica espessiva piuttosto che esplodere e riesce a trasmettere, così, ancora più forza, a toccare qualcosa nel profondo. Dal palco, riempiono la scena, magnetici. E di personalità, negli anni, non ne hanno persa neanche un grammo. Cristiano trascina, ammaliatore. Ammicca, sorride, si porta il dito alle labbra in segno di silenzio. L’arte non ammette brusio e la passione di artisti così va rispettata. La loro onestà artistica creativa intellettuale va rispettata. E meriterebbe molto di più. Più fama, più attenzione, più pubblico. Ne guadagnerebbe la qualità della musica. Basta soffermarsi, lasciarsi trasportare e leggere curiosi le loro creature, essere disposti a cercare qualcosa in più del motivetto orecchiabile e inutile. E le loro canzoni hanno davvero qualcosa di straordinario: sono semanticamente produttive. Sfumature di senso, significati nuovi, colori, odori e forme che si rinnovano. E capita di stare lì ad ascoltare la stessa canzone un’ennesima volta e di leggerci qualcosa di diverso, di inatteso. Qualità rara persino in letteratura. E ne sono consapevoli. Dal palco occhieggiano, beffardi, divertiti, concentrati, benevoli. Verso quel pubblico. Il loro pubblico. E riescono a essere stranamente distaccati e insieme partecipi. Con Cristiano che si estranea, l’occhio vitreo che guarda solo la musica, e poi è lì. In un istante, per poi abbandonare ancora. Eppure così intenso e comunicativo. Con Riccardo Tesio alla chitarra, immobile vicino all’imprevedibile ed estroso Cristiano, tutto racchiuso nelle sue note che alza la testa e sorride in un attimo, appena percettibile. Con Luca Bergia alla batteria, energico e teso. E con Gianni Maroccolo al basso, con quelle “sue” espressioni che accendono la simpatia del pubblico. Mancava Rob Ellis alle tastiere. C’era tutto questo nella sala gremita, persone che si accalcavano emozionandosi, e qualche piccola critica alla scelta soft del repertorio si coglieva qua e là. Un peccato non essere compresi fino in fondo da tutto il proprio pubblico. Che continua a chiedere canzoni cult del passato senza mostrare quella sottigliezza di gusto e quell’apertura mentale al nuovo che raffina, pur non rinnegando, il vecchio. Peccato sentir urlare a ogni concerto gli stessi titoli, le stesse richieste.
Amen, Bellezza, La lira di Narciso sono alcune delle nuove creature. Pezzi lirici, rock, elettrici che racchiudono la ricerca del suono, della parola. Che tradiscono l’intento perfezionista dei suoi creatori. Un tour ambizioso che si avvale di arrangiamenti nuovi, come per “Shiele, lei me” in una versione vibrante, serrata, ossessiva. Speriamo venga capito. E speriamo vengano accolti con il favore che meritano i percorsi evolutivi di una band che non ha mai ceduto alle lusinghe del successo commerciale, tradendo la propria illuminazione. In fondo, ne vale la pena. Fosse anche per quei pochi che sanno apprezzare. Ma sarebbe meglio fossero di più.

Google+
© Riproduzione Riservata