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17 febbraio 2006

Unimore: impegno umanitario dell’Ateneo

La cooperazione internazionale e, in particolare, la realizzazione di progetti umanitari è una delle missioni portate avanti in questi anni dall’UniveLa cooperazione internazionale e, in particolare, la realizzazione di progetti umanitari è una delle missioni portate avanti in questi anni dall’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia. In Africa come in America Latina sono numerosi gli sforzi intrapresi dalle strutture mediche dell’Ateneo emiliano in favore dell’infanzia.

La collaborazione dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia con le strutture ospedaliere, presenti in aree geografiche pesantemente segnate da marcati tratti di sottosviluppo socio-economico, è una delle attenzioni che più hanno distinto, in questi anni, la volontà dell’Ateneo emiliano di uscire dalla “ovattata” dimensione locale per andare incontro ai bisogni di quella più vasta dimensione, rappresentata dai Paesi del Terzo Mondo.

A segnalarsi in questo sforzo sono stati, soprattutto, il Dipartimento Integrato Materno Infantile dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Modena e la Scuola di Specializzazione in Pediatria generale e specialistica, che si stanno prodigando da tempo per supportare con personale medico, uniti alla propria esperienza ed ai mezzi ed agli strumenti di cui dispongono, gli ospedali presenti nelle disagiate realtà di lontani Paesi, dove i bambini non possono godere dei privilegi, delle cure e dell’assistenza garantiti ai loro coetanei occidentali.

Nel cuore dell’Africa e dell’America Latina, dall’Angola alla Tanzania, dallo Zimbabwe al Paraguay, si dirigono con regolare frequenza gli aiuti prestati dalla Struttura Complessa di Pediatria, diretta dalla prof.ssa Fiorella Balli, e dalla Scuola di Specializzazione in Pediatria generale e specialistica, diretta dal prof. Paolo Paolucci.

“La nostra presenza in questi territori – commenta il Rettore dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia prof. Gian Carlo Pellacani – sottolinea in maniera esemplare l’attenzione del nostro Ateneo non solo a formare competenti specialisti, ma soprattutto ad educare professionisti e cittadini sensibili ai bisogni della gente, medici veramente disponibili e capaci di porsi in ascolto di chi chiede aiuto. Per questo plaudiamo e sosteniamo l’iniziativa, intravedendo in essa un’efficace declinazione di quel progetto di internazionalizazione che è a base di molte iniziative di sviluppo promosse dall’Ateneo”.

I progetti di sostegno a questi territori, caratterizzati da complesse e difficili situazioni socio-politiche e, più ancora, da preoccupanti condizioni economiche, in cui l’organizzazione sanitaria locale è oltremodo insufficiente, prevedono l’invio sia di materiale e contributi finanziari che di risorse umane, da impiegare nell’attività medico-assistenziale. Sono numerosi, infatti, gli specializzandi in Pediatria generale e specialistica e gli studenti del corso di laurea in Medicina e Chirurgia dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia che hanno dato la propria disponibilità a recarsi in questi Paesi: in Angola presso l’Hospital Divina Providencia di Luanda, in Tanzania all’Ospedale di Lugarawa, in Zimbabwe all’Hospital S.Albert e nel cuore dell’America latina, in Paraguay, all’Hospital de Clincas di Asunçion.

Le iniziative di cooperazione umanitaria internazionale avviate prevedono che gli specializzandi, per i periodi di stage previsti dalla Scuola di Specializzazione in Pediatria generale e specialistica, completino la propria formazione, entrando a contatto con l’approccio diagnostico-terapeutico di questi poco attrezzati nosocomi pediatrici.

“Oltre agli indubbi aspetti solidaristici, accolti con vera partecipazione da gran parte degli studenti dell’Ateneo, l’esperienza che i nostri giovani vanno compiendo – dichiara il prof. Paolo Paolucci – rappresenta una formidabile opportunità per conoscere le patologie tipiche dei Paesi poveri, nonchè per misurare la propria abilità professionale, sperimentando le conoscenze apprese sul difficile campo di chi è costretto a combattere quotidianamente contro drammatici problemi di insufficienza di farmaci ed inadeguatezza di apparecchiature”.

Non va dimenticato, in proposito, che in tutti questi Paesi la prima causa di morte è la carenza nutrizionale, che può manifestarsi in diverse forme patologiche: malnutrizione cronica, sottopeso e malnutrizione acuta. A ciò si aggiunga il flagello della malaria, una malattia endemica per le zone scarsamente bonificate, senza contare le altre frequenti cause di decesso che si accompagnano alle infezioni respiratorie, alla meningite, alla tubercolosi, alla diarrea acuta e ad altre malattie che sarebbero facilmente prevenibili attraverso appropriate campagne di vaccinazione.

Il quadro dei problemi che si trovano ad affrontare gli specializzandi e gli studenti modenesi-reggiani durante i loro soggiorni contempla, altresì, il confronto con la minaccia portata dalla diffusione della sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS): si pensi che in Angola, tra il 1998 ed il 2001, la sieropositività ha avuto un incremento tra le donne in gravidanza del 250%, un andamento che fa prevedere entro il 2010 il raggiungimento di un tasso di estensione del fenomeno pari al 18% della popolazione femminile.

“Un’esperienza del tutto particolare – precisa la prof. ssa Fiorella Balli – è stata vissuta da alcune studentesse della nostra Università che hanno frequentato l’Ospedale di S.Albert, centro dell’OMS per la prevenzione dell’infezione da HIV del neonato da madre affetta da AIDS. Durante il soggiorno le studentesse hanno raccolto i dati relativi a 180 bambini che hanno eseguito la prevenzione postnatale insieme alla mamma e li hanno elaborati per una ricerca relativa alle loro tesi di laurea. Questo ha permesso di formulare alcune considerazioni sulle più efficaci modalità per eseguire tale prevenzione, fornendo dei dati statistici di feed-back agli operatori in loco, e ha consentito alle laureande di fare della elaborazione della loro tesi non solo un momento di apprendimento delle metodologie della ricerca, ma anche uno strumento utile per l’applicazione della prevenzione sulla popolazione svantaggiata locale e, non ultimo, di arricchirsi di un’esperienza formativa, che anche per i risvolti umani, non potranno dimenticare”.

Gli sforzi dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Modena, uniti a donazioni di privati cittadini e dell’Associazione per il Sostegno della Ematologia ed Oncologia Pediatrica – Aseop, vengono – inoltre – rivolti alla formazione di personale paramedico e di equipe di medici locali, che periodicamente sono ospitati a Modena per aggiornarsi e studiare le nozioni e le tecniche più idonee per il lavoro da svolgere nei rispettivi ambiti professionali.

Nel caso dell’Hospital de Clinicas di Asunçion, infatti, esiste un preciso programma di sostengo a distanza, che consente di aiutare economicamente le famiglie dei bambini ammalati di cancro, poichè – diversamente – non potrebbero permettersi l’onerosità delle cure chemioterapiche necessarie alla cura dei figli.

L’attività profusa a sostegno di questi quattro Paesi destinatari dei progetti umanitari dell’Ateneo emiliano prevede, infine, l’acquisto di arredi ospedalieri ed il concorso all’adeguamento delle locali attrezzature assistenziali, con l’invio di apparecchiature TAC e di farmaci.

Gli specializzandi e gli studenti che hanno prestato il loro contributo in queste missioni, per un periodo di permanenza minimo di 3 mesi, sono stati finora complessivamente una decina. Pur non essendo soggiorni privi di disagi, oltre che particolarmente impegnativi dal punto di vista professionale, l’adesione degli studenti-medici dell’Ateneo è stata finora entusiastica e proseguirà anche in futuro.
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