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31 marzo 2006

Bocconi: elettori over 60, compatti e decisivi

La generazione più anziana è sensibile soprattutto a pensioni e sanità, mentre gli altri disperdono gli interessi su più tLa generazione più anziana è sensibile soprattutto a pensioni e sanità, mentre gli altri disperdono gli interessi su più temi. Ecco perché elevare l’età pensionabile è un’impresa politica, sostiene Vincenzo Galasso
Un raggruppamento, gli italiani over 60, che nelle elezioni del 9-10 aprile rappresenteranno circa il 25% del corpo elettorale e di cui, secondo una ricerca Censis, l’86% ha intenzione di recarsi alle urne. Un gruppo compatto che influenza l’agenda politica, in particolare le politiche pensionistiche, come illustra Vincenzo Galasso, docente di economia politica alla Bocconi, in uno studio che sarà pubblicato nel libro The Political Future of Social Security in Aging Societies che sarà pubblicato a fine anno dalla Mit Press. Nel libro Galasso analizza il rapporto tra fattori politici ed economici nella riforma dei sistemi pensionistici in Italia, Germania, Francia, Spagna, Regno Unito e Usa, incluso il rapporto tra demografia e sostenibilità politica di tali riforme. Le politiche di welfare, infatti, devono essere politicamente sostenibili e un elettorato che invecchia esercita notevole pressione sui politici per mantenere, o incrementare, gli attuali benefici.

Come si distingue il corpo elettorale costituito dagli anziani?
È un corpo compatto, concentrato su poche tematiche per loro chiave (pensioni e sanità) e che va a votare molto, premiando chi gli promette di più in quelle materie che per loro contano. La fascia elettorale adulta, invece, è più divisa tra chi, per esempio, è concentrato sulle politiche per la famiglia o chi su quelle per il lavoro. La fascia dei giovani, poi, ha ancora più temi su cui dividersi e poi vota meno.

Quali sono gli effetti di tale peso e compattezza elettorale?
Il rischio maggiore è che ci si concentri su degli interessi, in materia di pensioni e sanità, che non sono necessariamente quelli generali del paese. Gli anziani in Italia, infatti, sono molto protetti con pensioni elevate rispetto agli standard europei (in Italia il 14,2% del pil è speso in pensioni) mentre i giovani si trovano con difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro, poi precari e con la prospettiva di pensioni basse. Tutto ciò in Italia ha portato ad una demarcazione generazionale, quasi scontro, tra protetti e precari.

E gli effetti sul piano politico?
In tema di pensioni e riforme viene a mancare una visione politica di lungo termine. Le politiche tendono ad avere orizzonti temporali brevi a meno di trovarsi in situazioni di crisi ed emergenza, come l’uscita dallo Sme nel 1992 che ha spinto le riforme Dini e Amato. Intanto, negli anni futuri sarà già difficile sostenere i livelli di pensioni d’oggi, così generosi, per l’attuale generazione di cinquantenni. E la situazione va solo attenuandosi visto che, secondo delle simulazioni nel libro, l’età media dell’elettore italiano nel 2050 sarà 57 anni rispetto ai 44 anni del 1992 e dunque i vincoli politici sulle riforme in materia di pensioni poste dall’elettorato cresceranno.

L’Italia come si differenzia dagli altri paesi?
In Italia la situazione è particolarmente marcata visto che oltre all’aumento della longevità, che cresce ovunque (gli over 65 cresceranno dal 7% della popolazione mondiale del 2000 al 16% nel 2050), l’invecchiamento della popolazione è segnato ulteriormente dal bassissimo tasso di fertilità del paese. Nel 2050, infatti, la generazione più numerosa sarà quella dei settantenni e userà il suo peso elettorale per proteggere i propri benefici pensionistici visto che, dall’altro lato, i politici andranno sempre più a cercare consenso in quella fascia. Altrove, invece, i problemi sono mitigati perché l’economia cresce di più e la situazione demografica è meno drammatica.

Quali sono le soluzioni auspicabili?
L’età pensionabile più bassa in Italia, rispetto ad altrove, amplifica l’impatto dell’invecchiamento sulla sostenibilità economica del sistema. Secondo delle simulazioni incluse nel libro l’unica misura efficace sarebbe aumentare l’età pensionabile. Tenere infatti l’attuale soglia di 58 anni significherebbe che nel 2043 la pensione di un pensionato sarebbe finanziata interamente dai contributi di un solo lavoratore. Un aumento dell’età pensionabile, inoltre, mitiga la pressione da parte dell’elettorato sulla politica per ulteriori benefici pensionistici visto che riduce il periodo di pensione e aumenta il periodo contributivo della vita di un elettore. Comunque, come illustra il libro, qualsiasi analisi economica dei sistemi pensionistici deve tenere conto della sostenibilità e rendicontazione politica di qualsiasi riforma. In una società che invecchia le riforme del welfare devono tener conto di un elettorato anziano.

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