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31 marzo 2006

Catanzaro: i profili giuridici del mobbing trattati durante un seminario

Comprendere il fenomeno del mobbing per definire il suo inquadramento giuridico, ai fini di una vera tutela della persona sul posto di lavoro. Di qu
Comprendere il fenomeno del mobbing per definire il suo inquadramento giuridico, ai fini di una vera tutela della persona sul posto di lavoro. Di questo si è discusso oggi all’Università Magna Græcia, durante il seminario “Profili giuridici del mobbing”, svolto nell’ambito delle iniziative scientifiche promosse dalla cattedra di Diritto del Lavoro dell’Università Magna Græcia, diretta dal professor Antonio Viscomi.
È intervenuta al seminario la professoressa Cristina Alessi, docente di Diritto del Lavoro presso l’Università degli Studi di Brescia.
Subito dopo la proiezione di alcune scene tratte dal film “Mi piace lavorare” di Francesca Comencini, che tratta in maniera emblematica il problema del mobbing, il professor Viscomi, introducendo il tema ai numerosi studenti presenti in aula, ha voluto sottolineare come “se da un lato il fenomeno del mobbing ha assunto grande rilievo oggi negli studi di diritto del lavoro e nella realtà lavorativa quotidiana, tuttavia, è altrettanto frequente l’abuso del termine, magari allo scopo di portare avanti richieste di risarcimento non sempre fondate.”
“Dal punto di vista giuridico il mobbing – ha detto la professoressa Alessi – viene inquadrato come lesione della dignità della persona, è uno degli atti di gestione del rapporto di lavoro che diventano strumenti di lesione di diritti fondamentali della persona attraverso comportamenti persecutori, vessatori, professionalmente umilianti, offensivi. Atti aggressivi questi che sono quindi utilizzati per una finalità che l’ordinamento giuridico non riconosce. Il mobbing è caratterizzato quindi dall’intenzionalità, considerato che è teso ad emarginare il lavoratore ed indurlo alle dimissioni.
Gli strumenti di difesa, – ha specificato la professoressa Alessi – che la giurisprudenza di volta in volta ha individuato, perché sappiamo che non c’è una definizione legislativa e quindi non ci sono delle sanzioni apposite, sono soprattutto legate al risarcimento del danno biologico ed esistenziale, collegato appunto alla lesione dei diritti della personalità. Non è semplice dimostrare da un punto di vista giuridico l’esistenza di un atto di mobbing – ha concluso la professoressa Alessi – perché spesso i lavoratori non hanno la disponibilità delle prove e spesso le prove non sono documentali perché si tratta proprio di comportamenti, atti, gesti. Bisogna però sottolineare che la giurisprudenza ha elaborato delle presunzioni sulla base delle quali ricostruisce l’esistenza effettiva di atti anti-giuridici, lesivi della dignità della persona e del lavoratore.”
Inquadrare giuridicamente il mobbing significa quindi avere come riferimento primario i diritti fondamentali della persona, sanciti dalla nostra Costituzione, ma anche una sentenza della Cassazione del 2003 che definisce “la dignità professionale come esigenza umana di manifestare la propria utilità nel contesto lavorativo”. La giurisprudenza sul danno biologico ed esistenziale e sulle lesioni alla dignità della persona ha visto così la progressiva identificazione di nuove voci di danno risarcibile, soprattutto di quelli che derivano dalla lesione di diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione, e l’individuazione delle responsabilità del datore di lavoro. Da questi temi parte quindi il percorso che in tempi brevi porterà a una normativa precisa volta a disciplinare direttamente le condotte del mobbing.

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