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20 marzo 2006

Dracula – Opera Rock

“Solo l’amore può essere immortale”, recita il sottotitolo della nuova proposta musicale, in scena dal 2 Marzo scorso, presso il Gran Teatro di Ro

“Solo l’amore può essere immortale”, recita il sottotitolo della nuova proposta musicale, in scena dal 2 Marzo scorso, presso il Gran Teatro di Roma (quello che fu testimone del successo di “Notre Dame de Paris”, di Riccardo Cocciante), e che già si annuncia come lo spettacolo dell’anno.
Beh, cosa dire, le potenzialità per eguagliare il successo del celebre cantautore multietnico (nato a Saigon, da madre francese e padre italiano), ci sarebbero tutte…
La storia è incentrata su una delle leggende più affascinanti che l’Europa orientale abbia mai partorito: la vita, o meglio la non-vita del conte Vlad III, figlio di Vlad II, dell’ordine dei Dragoni, da cui gli derivò l’appellativo di “Dracul” (figlio del Dragone).
Va premesso che, vampiri a parte, la figura di Vlad Tepes (ossia, l’impalatore) è realmente esistita: il conte regnò su Transilvania e Valacchia, intorno alla metà del XV secolo, divenendo famoso per l’efferata crudeltà con cui affrontava chiunque si dimostrasse avverso al suo dominio.
Naturalmente, la letteratura prima ed il cinema poi, misero da parte le tristi usanze del monarca rumeno, trasformando questa immagine, assai poco romantica, in quella di un affascinante eroe “nero”: immortale, assetato di sangue umano, ma, soprattutto, innamorato della sua donna (vedi, ad esempio, “Dracula” di Bram Stoker).
Le musiche dello spettacolo sono state curate dal gruppo rock italiano probabilmente più conosciuto nel mondo: la Premiata Forneria Marconi.
Di Franco Mussida, Flavio Premoli, Jean Patrick Djivas (ex Area) e Franz Di Cioccio, è universalmente nota la lunga carriera discografica, che, dalla fine degli anni ’60 fino ad arrivare ai giorni nostri, è stata costellata di successi davvero inimitabili, quali, ad esempio, “Impressioni di settembre”, “Il banchetto” o “L’isola di niente”, canzoni che contribuirono a gettare le basi per la corrente del cosiddetto “progressive rock” italiano.
Il libretto dell’opera è stato invece affidato ad uno dei più attivi autori del circuito romano contemporaneo, Vincenzo Incenzo, già celebre per aver scritto brani di assoluto pregio per Michele Zarrillo, Renato Zero, Antonello Venditti, Patty Pravo, Lucio Dalla, Franco Califano, Sergio Endrigo, Massimo Di Cataldo, Tosca oltre che per la stessa PFM.
Per la regia è stato chiamato l’artista argentino Alfredo Arias, anch’egli personaggio famoso in tutto il mondo, pluripremiato ed insignito di importanti riconoscimenti quali il Premio du Plaisir de Théatre, il Pegaso d’Oro e diversi Molière.
Ottimo il cast, come d’altronde anche tutto il corpo di ballo messo insieme per l’occasione.
La produzione porta il nome altisonante di David Zard… non aggiungo altro.
Eppure, nonostante le premesse, sono rimasto un po’ freddino alla rappresentazione cui mi è stato offerto di assistere, pochi giorni fa.
Detto onestamente, per il piacere di chi mi accusa di scrivere sempre recensioni entusiastiche: questa Opera Rock mi è sembrata decisamente noiosa.
Ampollosa mi è parsa la musica (mi perdonino i fans di Mussida & Co.), banali i testi, ridondante la scenografia e l’interpretazione degli attori, stanca la regia…
Certo va detto che, qualora non vogliate assistere ad un “capolavoro”, non vi pentirete di aver speso i soldi del biglietto; ma, se posso permettermi, vi consiglio al limite di comprarvi il CD omonimo (contenente soltanto una selezione dei brani del musical) e di ascoltarvelo comodamente appoggiati sul divano di casa vostra, magari in compagnia di qualche amico: avrete assaporato il meglio di questo “Dracula”, senza peraltro lo stress del parcheggio…

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