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22 marzo 2006

“La mafia è cosa nostra”

“Non li avete uccisi, le loro idee camminano sulle nostre gambe”: poche parole, molto significative, scritte sulle magliette di otto giovani che ieri,“Non li avete uccisi, le loro idee camminano sulle nostre gambe”: poche parole, molto significative, scritte sulle magliette di otto giovani che ieri, a Torino, hanno aperto il corteo dell’undicesima Giornata in memoria delle vittime della mafia: un’importante manifestazione nazionale promossa da “Libera”, l’associazione fondata da don Luigi Ciotti. A scandire drammaticamente il percorso sono stati letti più di settecento nomi di persone uccise da metà Ottocento ai giorni nostri: per ricordarle e soprattutto per ribadire con fermezza il “no” alla mafia sono scese in strada oltre venti mila persone tra studenti, gente comune, numerose amministrazioni comunali, provinciali e regionali – provenienti in modo particolare dal Sud d’Italia – ma anche personalità significative come Rita Borsellino e Maria Grazia Laganà, vedova di Francesco Fortugno.
La mafia non è solo un “problema” del Meridione (per usare un eufemismo), non esiste solo là e non può essere combattuta solamente da chi ne è stato direttamente colpito; al contrario “la mafia è cosa nostra” ha ricordato nuovamente don Luigi Ciotti: una piaga che si insinua profondamente nella società, nel mondo del lavoro, in quello della politica ed è proprio per questo che ognuno di noi, senza essere per forza un eroe, la deve contrastare come può nelle piccole cose di ogni giorno.
Probabilmente la manifestazione di ieri è servita anche a questo: a non dimenticare il male e la miseria che la mafia provoca, a prendere coscienza che il “problema” è di tutti.

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