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6 marzo 2006

L’aborto tra laicismo e cattolicismo

In Italia, il dibattito sull’aborto continua a riproporsi, attuale e controverso, come terreno di confronto tra il pensiero laico e quello cattoli

In Italia, il dibattito sull’aborto continua a riproporsi, attuale e controverso, come terreno di confronto tra il pensiero laico e quello cattolico: in data 28 febbraio è arrivata l’ultima sentenza da parte di un membro della Pontificia Accademia della Vita, in occasione della chiusura del convegno internazionale su “L’embrione umano nella fase del reimpianto”, il quale parla di aborto in termini di “omicidio dell’embrione”. Se la risposta dei Radicali non ha tardato a esprimere il proprio sdegno, non deve però stupire che le modalità di esercizio di tale diritto, e anche il diritto stesso, vengano ancora messe in discussione, dato che lo storico referendum sull’aborto è stato vinto in tempi relativamente recenti (1975).
Appellandosi al principio di Stato laico, in molti ci si lamenta dell’ingerenza ecclesiastica negli affari dello Stato, che vorrebbe giocare un ruolo attivo nella definizione dei diritti civili, e quindi applicabili a tutti i cittadini italiani, credenti e non; non ci si può dimenticare, a questo proposito, di una recente dichiarazione del papa, in riferimento alla possibile adozione della cosiddetta pillola abortiva, la RU 486: “Occorre evitare di introdurre farmaci che nascondano in qualche modo la gravità dell’aborto, come scelta contro la vita”. Voci di spicco nel panorama culturale italiano continuano a sostenere l’illegittimità di tali affermazioni, come la cantante Fiorella Mannoia, che nella rivista MicroMega manifesta la sua indignazione riguardo alla mancanza di un’adeguata presa di posizione da parte del mondo laico.
Quello che molti dimenticano o vogliono dimenticare, è che lo Stato italiano non è laico, bensì concordatario. I patti lateranensi, benché revisionati nel 1984, riconoscono “il valore della cultura religiosa” e che “che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano”. Da questi fondamentali accordi scaturiscono le posizioni filo – cattoliche di una parte politica, e se esse non vengono considerate scontate e, anzi, destano stupore, è perché il pensiero dei cittadini si evolve, in senso liberale, più velocemente di quello istituzionalizzato, in linea con la tendenza internazionale che non ha ammesso che le radici cristiane siano considerate fondamento della cultura dell’Unione Europea, in occasione del convegno romano per una futura Costituzione.

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