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6 marzo 2006

Mondo animale – conoscerlo per proteggerlo

Cosa ci fanno gli orsi bianchi, neri e dal collare in riva al Brenta? Certo stupisce che, con gli orsi, siano approdati qui, a due passi dal celeb
Cosa ci fanno gli orsi bianchi, neri e dal collare in riva al Brenta? Certo stupisce che, con gli orsi, siano approdati qui, a due passi dal celebre Ponte degli Alpini, pantere, tigri, giaguari, ocelot e persino un misterioso Leopardo Nebuloso, felide tra i più misteriosi e sconosciuti.
Animali meravigliosi, tutti classificati come rari e rarissimi, molti appartenenti a specie minacciate di estinzione, abitanti di foreste intricate, di vaste praterie, di regioni montuose e dei ghiacci dell’Artico, provenienti dai continenti euroasiatico, americano, e africano. Essi parlano a nome di numerosissime altre specie animali, che per cause naturali, o per opera diretta o indiretta dell’uomo, vedono diminuire di anno in anno le loro popolazioni, correndo il rischio di sparire per sempre dal nostro pianeta.
Animali che l’uomo tenta di mettere al riparo da un tale infelice destino, lavorando nell’ambito di organizzazioni internazionali che mettono in rete centri di ricerca di tutto il mondo che aggiornano continuamente le liste delle specie in pericolo, e decine e decine di nazioni (più di 160 all’ultimo aggiornamento) che si sono riunite per firmare una convenzione che regolamenta il commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione.
E’ proprio a scopo didattico/divulgativo che molti degli esemplari presenti in mostra sono stati affidati al Museo Civico di Bassano del Grappa, dal Servizio Cites del Corpo Forestale dello Stato: perchè attraverso questa esposizione diffonda questi temi di scottante attualità. Ad ospitare l’esposizione (destinata a durare sino al 30 giugno 2007, salvo poi essere, probabilmente, assurta ad esposizione permanente sino alla definitiva collocazione nel Museo che sarà costruito) sarà il settecentesco Palazzo Bonaguro, sulla riva destra del Brenta. Tre i saloni in cui un gruppo di lavoro costituito da esperti naturalisti e scenografi ha “ambientato” gli animali.
La prima sala è introduttiva. Qui, con un allestimento di forte impatto emotivo, vengono trattati i temi del commercio illegale di fauna selvatica, con unità espositive che descrivono le norme nazionali e internazionali di protezione e il ruolo della CITES e dei nuclei specializzati del Corpo Forestale dello Stato. Di seguito è trattato l’argomento della caccia grossa che, in alcuni paesi e verso determinate specie è consentita e regolamentata, divenendo una fonte di reddito per le popolazioni locali, mentre, quando è praticata in contrasto con la normativa internazionale diventa uno dei fattori che influiscono in modo determinante sulla soppravivenza di diverse specie rare del pianeta. Una sezione è riservata alla anticipazione dei criteri del futuro Museo di Storia Naturale della città, destinato ad accogliere, oltre ad una vastissima collezione zoologica, altre importanti raccolte storiche di carattere botanico geo-paleontologico. Infine gli animali, proposti in un particolare contesto scenografico in cui il visitatore si troverà immerso. Ad aprire la “parata” sono le famiglie degli Ursidi e dei Felidi, con esemplari di Orso bruno (Ursus arctos) delle sottospecie horribilis e middendorffi corrispondenti al ben conosciuto Grizzly e all’Orso kodiak dell’Alaska, dalle enormi dimensioni. Due Orsi neri americani saranno affiancati ad un Orso nero tibetano, conosciuto con il nome di Orso dal collare. Chiude la sequenza un grande, bellissimo Orso polare. Nel gruppo di Felidi, i leopardi, compresa la forma melanica conosciuta come pantera nera, la Tigre, il Giaguaro, l’Ocelot e il misterioso Leopardo nebuloso, felide tanto raro da essere praticamente sconosciuto agli stessi esperti, tutti esemplari di particolare bellezza. Sfruttando lo splendido scenario naturale di cui si gode dalle vetrate esposte a nord, verso le Alpi, la mostra propone poi la simbolica scena del ritorno di alcune specie selvatiche che realmente, negli ultimi anni, stanno ripopolando alcune parti dell’arco alpino e appenninico: Lince, Gatto selvatico, Lupo e di Orso bruno europeo. Nell’ultima sala, dedicata ai Bovidi, si compie un viaggio virtuale nella catena himalayana, osservando varie sottospecie di Argali (Ovis ammon), la più grande tra pecore selvatiche del mondo, e l’Urial (Ovis vignei vignei), le cui popolazioni vivono isolate nelle remote valli dell’Asia centrale, e la curiosa Antilope saiga, il cui muso è dotato di un’appendice simile ad una piccola proboscide. Il viaggio termina verso sud, nei territori popolati dal raro e sconosciuto Gaur (Bos gaur), bovide presente in India, Indocina e nella penisola malese, le cui popolazioni sono drasticamente calate nel corso degli ultimi anni. Alle pareti di questa come di tutte le altre sale, in un’unica fascia continua sono proposte foto degli animali nel loro ambiente naturale intercalate a pannelli che forniscono le descrizioni delle specie e le informazioni sul loro habitat, distribuzione, stato di conservazione e curiosità. La mostra è stata studiata per famiglie e, naturalmente, per il pubblico scolastico. Uscendo da questa mostra, affermano gli Organizzatori, vorremmo che tutti fossero riusciti a fare proprio il pensiero di Bada Dioum, conservazionista senegalese, che dice: “Conserveremo solo ciò che abbiamo amato. Ameremo solo ciò che abbiamo compreso, comprenderemo solo ciò che ci è stato insegnato”. Se ciò avverrà – afferma la dottoressa Busatta, coordinatrice del progetto – queste meravigliose e singolari creature non saranno morte invano”.

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