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9 marzo 2006

Parma: Il prof. Broggi al Pentagono

Il futuro potrebbe riservarci una vita ancora più comoda, ma soprattutto più sicura, al volante della nostra auto, grazie alla tecnologia applicat

Il futuro potrebbe riservarci una vita ancora più comoda, ma soprattutto più sicura, al volante della nostra auto, grazie alla tecnologia applicata ai mezzi di trasporto e grazie all’incessante lavoro del gruppo di ricercatori del “Vislab”, Laboratorio di Visione Artificiale e Sistemi Intelligenti del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Parma, capitanati dal professor Alberto Broggi.
L’esperimento della Darpa Grand Challenge 2005 nel deserto del Mojave (California/Nevada) dello scorso ottobre e’ stato un successo, tanto da suscitare addirittura l’interesse dei massimi vertici del Pentagono.
Inoltre, alcune settimane fa, il team di ricerca “Vislab” ha fatto tappa a Yuma, storico luogo di tradizione pionieristica nell’assolata Arizona, e si è impegnato in un’ulteriore dimostrazione dei propri sistemi di visione automatizzata applicati a veicoli per uso civile. Un altro passo avanti per la ricerca mondiale ed una nuova grande affermazione dell’Ateneo parmense quale centro di ricerca nel campo della visione artificiale tra i più avanzati al mondo.
Alla Darpa Grand Challenge 2005 erano presenti più di 200 contendenti iniziali, ma solo 5 team di ricerca al mondo sono riusciti a realizzare veicoli in grado di percorrere in modo totalmente autonomo un tracciato ignoto lungo più di 200 km, comprendente zone desertiche, ponti, tunnel, passi di montagna, passaggi tra cancelli e altre caratteristiche tipiche dell’ambiente fuoristrada.
Il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione di Parma, unica Università italiana presente, ha realizzato il sistema di visione artificiale del veicolo TerraMax, che ha raggiunto il traguardo. Dei 5 veicoli giunti alla fine del tracciato, 4 erano fuoristrada modificati, mentre TerraMax era un veicolo di grosse dimensioni (e quindi anche necessariamente più lento) sul quale il sistema di guida automatica (sensori per la percezione dell’ambiente e sistemi di attuazione) presentava un grado di integrazione molto avanzato, completamente funzionante e resistente ad un ambiente così estremo.
Questo successo scientifico ha avuto risonanza mondiale, in quanto nessuno era mai riuscito in un’impresa così complessa, ed in poco tempo i risultati ottenuti dal gruppo di ricerca del “VisLab” hanno suscitato notevole interesse, sia da parte di aziende del ramo automobilistico che in ambito militare.
Oltre a vari contatti con importanti imprese del settore, il Prof. Alberto Broggi, responsabile della ricerca del VisLab, e’ stato invitato al Pentagono (Washington, USA) dal DARPA (l’agenzia di ricerca del Dipartimento della Difesa Americano) per descrivere il sistema sviluppato a Parma.
Tutto e’ iniziato all’alba del 5 dicembre scorso, data storica per il VisLab. TerraMax, che aveva corso per 200km nel deserto a temperature di 40-50 gradi, riposava sotto la neve, a Washington, in uno spiazzo di fronte al Pentagono, con i segni della gara ancora ben evidenti.
I responsabili della progettazione del veicolo (Università di Parma, Rockwelll Collins e Oshkosh Truck Corp.) sono arrivati prestissimo: una veloce spolverata al veicolo e poi spazio ai militari della sicurezza, che hanno minuziosamente perquisito sia i ricercatori che il Terramax stesso.
Il mezzo, questa volta guidato in modo manuale, e’ scomparso all’interno di un tunnel di ingresso del Pentagono per poi ricomparire al centro del Pentagono, nel famosissimo cortile chiamato ‘ground zero’, l’obiettivo principale verso cui erano puntati i missili russi durante la guerra fredda. Dopo una breve presentazione introduttiva del Direttore del DARPA Tony Tether ai grandi nomi del Pentagono -tra i quali erano presenti anche i capi dello Stato Maggiore dell’Aeronautica e della Marina Americana- sono state descritte le peculiarità dei sistemi per la guida autonoma. Il prototipo TerraMax è rimasto parcheggiato al centro del Pentagono per l’intera giornata, attorniato da frotte di militari e riscuotendo grande interesse soprattutto da parte dei responsabili della ricerca del Dipartimento della Difesa Americano.
Essendo i risultati di queste ricerche molto appetibili e totalmente innovativi, i dettagli sul funzionamento del software sviluppato dal VisLab di Parma e nei laboratori della Rockwell Collins (Cedar Rapids, Iowa, USA) non sono stati divulgati ai vertici del Pentagono, ma sono rimasti confidenziali, e fanno parte della conoscenza e dell’esperienza del VisLab.
Questo invito prestigioso e la presentazione del VisLab ai vertici dello Stato Maggiore Americano sono sicuramente una delle pietre miliari del Laboratorio, che annovera -oltre al successo della Grand Challenge- anche il primo esperimento al mondo di guida automatica di un veicolo (Progetto ARGO, 1997-99) sulle strade italiane per più di 2000km, utilizzando solo un PC ad architettura tradizionale.
L’ultima dimostrazione del VisLab dell’Università di Parma si è recentemente tenuta a Yuma, in Arizona: in modo totalmente automatico e senza guidatore, un veicolo stradale Oshkosh (66 tonnellate a pieno carico) ha effettuato più volte la spola tra due diverse località per trasportare materiali da costruzione, evitando eventuali ostacoli. L’installazione dei sistemi che hanno reso autonomo il veicolo -gli stessi del Terramax che utilizzavano il sistema di visione del Vislab di Parma- ha richiesto soltanto due mesi di tempo. Questo a dimostrazione che il sistema sviluppato dal Vislab è quasi pronto per essere usato come “retrofit” a qualunque veicolo già operativo, senza che quest’ultimo necessiti di lunghe e complesse modifiche.
Verso la metà di quest’anno il VisLab dell’Università di Parma ha in programma una nuova dimostrazione: insieme agli studiosi americani dei laboratori Sandia Lab, l’importante istituzione scientifica governativa che, fra l’altro, studia la non proliferazione delle armi di distruzione di massa e si occupa di Sicurezza Nazionale, TerraMax (o un nuovo veicolo) porterà in modo automatico un carico di piccoli robots ‘costruttori’ verso un posto remoto. Automaticamente, i robots saranno depositati a terra nella loro collocazione operativa e, mentre il veicolo ritorna al punto di partenza in modo autonomo, saranno liberi di lavorare, costruire e muoversi.

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