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9 marzo 2006

Quando le scimmie ci ricordano chi siamo

Fascinosa la questione evolutiva. Che ci impone l’evidenza di dover accettare la non immutabilità della specie. Di prendere confidenza con concett

Fascinosa la questione evolutiva. Che ci impone l’evidenza di dover accettare la non immutabilità della specie. Di prendere confidenza con concetti come adattamento biologico all’ambiente, selezione naturale. E con il più inquietante e destabilizzante di tutti: trasformazione. Sapere che l’eden di Adamo ed Eva, mela compresa, non sono che una bella allegoria, una metafora religiosa per i credenti, una favola esotica e antica per i non credenti. Eppure ci piaceva Eva, corpo affusolato e lunghi capelli, foglia di fico pudicamente e magnificamente rappresentata in disegni, dipinti, storie dal passato. E ci piaceva anche Adamo, bello e beato, adagiato sotto alberi frondosi. E ci piace anche quella rappresentazione della donna che tenta, curiosa e dell’uomo che cede. Un po’ meno il concetto del peccato, che instilla, da arcaica memoria, un senso di colpa atavico che ci trasciniamo dietro nei secoli. E che offusca il senso di responsabilità, assorbito e confuso nel colpevole congenito che è in noi. Ma ci tocca accettare a fatica di assomigliare molto di più alle scimmie, di esserne i nipoti biologici nel percorso evolutivo. Ci piace un po’meno, in effetti. Tant’è che nessuno si guarda indietro immaginandosi in posizione semi-eretta, braccia e gambe pelose e faccia non proprio avvenente. In un eden soleggiato con serpenti striscianti, piuttosto. Viviamo senza porci il problema, ovviamente. Capita però, talvolta, che il discorso identità evolutiva si riaffacci facendo capolino e ricordandoci la nostra origine. Una notizia apparsa oggi, ci parla di una famiglia curiosa e quantomeno anomala. Esiste infatti, in un paese sperduto sito nella Turchia meridionale, un nucleo di cinque persone che sa camminare solo carponi, che riesce a mantenere la posizione eretta per non più di qualche secondo. E non basta. Il linguaggio è elementare e non articolato, poco più di un centinaio di vocaboli e una sintassi ridotta all’osso. Ovvio l’interesse suscitato nel mondo scientifico. Per Uner Tan, docente di fisiologia presso l’università di Cukorova ad Adana, che per primo li ha incontrati, si tratterebbe di una scoperta essenziale ai fini evolutivi. Un pugno di giovani individui, di età compresa tra i diciotto e i trentaquattro anni, con caratteristiche uniche, finora mai riscontrate in uomo vivente. Un pugno di ragazzi per ricostruire l’anello mancante che congiunge l’uomo e la scimmia. Parola di Uner Tan. E, per noi, l’eden che si fa un po’ più fiaba.
La storia dei ragazzi turchi diventerà presto un documentario, materiale raccolto e raccontato dalla Bbc.

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