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9 marzo 2006

Scontro tra titani: passa il Barça

Quando lo scorso Dicembre l’urna di Ginebvra sorteggiò per il secondo anno consecutivo Chelsea-Barcelona per gli Ottavi di Finale di Champios Leag

Quando lo scorso Dicembre l’urna di Ginebvra sorteggiò per il secondo anno consecutivo Chelsea-Barcelona per gli Ottavi di Finale di Champios League, le telecamere inquadrarono il sorriso amaramente ironico del Presidente blaugrana Joan Laporta. La scorsa stagione come quest’anno, catalani e londinesi erano i due favoriti, le squadre più competitive, ricche di campioni, solide ed affidabili nella loro continuità. La finale ideale, campioni assoluti al confronto, due filosofie di calcio agli antipodi per squadre guidate da allenatori di carattere ed idee ferme e precise.
L’anno scorso si disse “chi passa vince il torneo”, senza fare i conti con il Liverpool. Passò il Chelsea grazie ad una rete irregolare del suo capitano John Terry, nel contesto di una gara spettacolare condita da una rete-capolavoro di Ronaldinho. Rijkard uscí dal campo trattenuto a fatica dalle forze dell’ordine. Mourinho aveva creato un clima di tensione insostenibile, al punto che nanche il pacato Frank seppe resistere.
Quest’anno si è riproposto il tutto: Mourinho all’andata ha provocato gli avversari e si è bacchettato con Rijkard prima e dopo la gara, mentre sul campo ha fatto “picchiare” la stellina Messi e si è platealmente lamentato della giustissima espulsione del terzino Del Horno per giustificare la sconfitta casalinga. A Barcelona, atteso da insulti e sputi, non è stato da meno, nei comportamenti fuori e sul campo (Messi è stato messo KO dopo 20’), mentre il suo dirimpettaio ha predicato calma e sportività.
In questo senso, il risultato ha decretato il giusto vincitore. Il Chelsea, che doveva rimontare, ha commesso un’infinità di falli ed ha giocato di rimessa, senza far salire i terzini oltre la metà campo per tutto il primo tempo, lanciando regolarmente lungo per le due (anzi, tre . . .) ali e lasciando spesso il centravanti Drogba (poi sostituito dal più pimpante Crespo) in mezzo alla solida difesa guidata da Puyol, anche perchè la fonte di gioco Makelele veniva regolarmente raddoppiata dai centrocampisti avversari. Il Barça, nonostante il vantaggio, non si è snaturato, ha sempre cercato di giocare ed attaccare e, pur non creando molte occasioni da rete, non ha lesinato spettacolo, con un Ronaldinho in giornata ed un Deco sempre preciso e paziente nel portare avanti il gioco che più è congeniale alle caratteristiche della squadra. Nel secondo tempo i Blues han provato a fare qualcosina in più, ma neanche tanto. La rete del meritato vantaggio che ha fatto esplodere i 99.000 (dicasi novantanovemila) del Nou Camp la ha realizzata il Pallone d’Oro ed è stata una rete degna del titolo di migliore del mondo qual’è il brasiliano. Il pareggio su rigore di Lampard serve solo alle statistiche. Nel 2005 il Chelsea rimontò realizzando tre reti nella prima mezz’ora a Stamford Bridge e, nel complesso, meritò di passare il turno. Questa volta no. Il Barça è cresciuto, ha preso maggior consapevolezza dei propri mezzi e si è dato conto dei propri difetti, non ha rinunciato ad offendere nella situazione favorevole, ma ha saputo difendere.
Se tra il 2004 ed il 2005 han trionfato il pragmatismo (dalla Gracia al Liverpool allo stesso Chelsea del Mou), questa vittoria segna la rivincita dell’estetica, del bel calcio, del gioco votato al giocare e non al distruggere, dell’affrontare le sfide del pallone con il sorriso sulle labbra. Il sorriso in questione è quello perenne (così lo ha definito durante la diretta televisiva un cronista spagnolo) di Ronaldo de Assis Moreira, Ronaldinho, l’artista del fútbol che ora guarda dritto verso la Finale di Parigi.

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