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5 aprile 2006

Dopo la laurea

E dopo la laurea triennale, che fare? Iscriversi alla specialistica oppure ad un più esoso master di primo o secondo livello? La scelta, pe

E dopo la laurea triennale, che fare? Iscriversi alla specialistica oppure ad un più esoso master di primo o secondo livello? La scelta, per gli studenti “travolti” dalla riforma universitaria del 3+2, non è semplice. Ad aiutarli almeno in parte, però, potrebbero contribuire i dati dell’ottavo rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati 2005, condotto da Almalaurea, un consorzio di 45 università italiane che ha interpellato 74 mila laureati. Secondo l’indagine in questione, lo studio all’estero coinvolge 11 laureati su cento, ma non si traduce in un grosso vantaggio per chi può vantarsene: non a caso lavora il 53,4% di chi è andato oltre frontiera e il 52,7% di chi non si è mai spostato dall’Italia. Riguardo ai master di primo livello (frequentabili da chi possiede una semplice laurea triennale), sotto il profilo occupazionale la differenza tra coloro che ne hanno frequentato uno e coloro che non hanno maturato una simile esperienza è alquanto esigua: a cinque anni dalla laurea, l’88,4% dei partecipanti ad un master è occupato contro l’86% dei non partecipanti; a tre anni dalla laurea, il 77,5% contro il 74,7%; a un anno, il 58,4% contro il 58,1%. D’altra parte, però, i master di secondo livello (frequentabili da chi ha alle spalle l’intero percorso 3+2) garantiscono un accesso più rapido al mondo del lavoro e una retribuzione più alta (6,5% in più). Al contrario, chi ha svolto uno stage presenta un vantaggio in termini occupazionali pari al 10% rispetto a chi non ne ha fatto esperienza. Dunque, il quadro è chiaro: master di secondo livello e stage pagano, studio all’estero e master di primo livello un po’ meno.

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