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11 aprile 2006

Politiche 2006, polemiche sul Crocifisso

Dopo alcune settimane convulse e piene di polemiche, con la fine della campagna elettorale, si è raggiunta una relativa calma, se non altro dettata daDopo alcune settimane convulse e piene di polemiche, con la fine della campagna elettorale, si è raggiunta una relativa calma, se non altro dettata dal silenzio “imposto” nei pochi giorni che precedono le elezioni vere e proprie. Nonostante questo non sono mancati nelle due giornate elettorali aspri scontri dialettici, non propriamente politici, inutili e pretestuosi, circa l’opportunità che il crocifisso potesse o meno rimanere appeso nelle aule scolastiche adibite a seggio.
In alcuni comuni la questione sembra essere diventata – purtroppo – più importante dello stesso voto. Ad Amelia, in provincia di Terni, il Presidente del seggio n. 8 ha fatto togliere il crocifisso appellandosi alla laicità dello Stato, convinto che la sua presenza avrebbe potuto orientare il voto dei cittadini; a Cornuda, nel Trevigiano, un pensionato ha preteso ed ottenuto dal sindaco che venisse tolto il simbolo religioso per poter votare; a Senigallia, in provincia di Ancona, un elettore simpatizzante dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti ha ritirato le schede elettorali ma non ha espresso il voto poiché il Presidente del seggio si è rifiutato di togliere il crocifisso dal muro: l’elettore ha voluto che venisse messo a verbale un messaggio in cui spiegava di essere “impossibilitato a votare per la presenza del simbolo della religione cattolica apostolica romana, detto crocifisso, nelle sale delle votazioni”. Inutile precisare che ci sono state denunce e segnalazioni alle Autorità competenti da parte di rappresentanti politici di Forza Italia e di Alleanza Nazionale che hanno così protestato contro chi, in alcuni seggi, ha preteso la rimozione del simbolo religioso.
Lascia abbastanza sconcertati il fatto che presidenti di seggio e sindaci decidano di intervenire su una materia del tutto estranea alle operazioni di voto; è sintomo di ignoranza far riferimento a misteriose “influenze” che il crocifisso potrebbe avere sul voto dei cittadini, così come è superficiale appellarsi genericamente alla laicità dello Stato ignorando completamente la sentenza che la Corte di Stato ha emesso circa due mesi fa respingendo il ricorso di una donna finlandese che chiedeva di rimuovere il simbolo cristiano dalla scuola frequentata dal figlio. Bisogna prendere atto che pur non essendoci un pronunciamento giuridico vero e proprio sull’opportunità che il simbolo religioso debba o no essere esposto nei seggi, la sentenza sopra citata dà comunque un orientamento significativo in materia: il crocifisso non va rimosso dalle aule perché ha una “funzione simbolica altamente educativa, a prescindere dalla religione professata dagli alunni”… è un simbolo “idoneo ad esprimere l’elevato fondamento dei valori civili, che sono poi i valori che delineano la laicità nell’attuale ordinamento dello Stato”.

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