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11 aprile 2006

Tana per Provenzano

L’Ansa ha mandato il flash alle 11:34. Si tratta di una di quelle notizie che rimbalzano in pochi minuti da una parte all’altra del Paese. SoprattuttoL’Ansa ha mandato il flash alle 11:34. Si tratta di una di quelle notizie che rimbalzano in pochi minuti da una parte all’altra del Paese. Soprattutto è una notizia attesa da tanti e da molto tempo. Mentre tutto lo Stivale freme per i risultati finali di queste elezioni poco chiare, lui ha conquistato la posizione di protagonista della giornata. Non esiste né Prodi, né Berlusconi, di fronte a Bernardo Provenzano. La vittoria della giornata per il momento non va ancora all’Unione o alla Casa delle Libertà , ma alla Polizia di Stato.
Il latitante numero uno della mafia siciliana, Bernardo Provenzano è stato arrestato dopo 43 anni di latitanza. Le notizie trapelate in questi anni parlavano di avvistamenti all’estero, di un’operazione in America Latina, c’era anche chi lo credeva morto. E invece è stato arrestato in una masseria, vicina alla sua casa natale di Corleone. La notizia è stata confermata dal procuratore aggiunto Giuseppe Pignatore e dai pm del Dda Michele Prestipino e Marzia Sabella.
Non si avevano sue notizie dal maggio del 1963, in seguito all’ennesimo agguato mafioso che lo vedeva protagonista. Era un esponente della cosca di Luciano Loggio e per questo immischiato nella faida con la famiglia di Michele Navarra. La sua latitanza inizia ufficialmente il 18 settembre ’63. La denuncia della polizia riportava l’accusa di responsabile nella morte di Francesco Paolo Streva, affiliato del clan avversario. Dopo più di quarant’anni in cui è stato a lungo cercato anche fuori dall’Italia, aleggia la possibilità che sia rimasto sempre lì, a due passi da casa. Questa eventualità non sembra poi così improponibile, vista la fitta rete di “picciotti”, sui quali il boss poteva contare con la massima fiducia. A tradire Provenzano infatti non è stato nessun pentito o testimone, ma delle più banali intercettazioni.
A pochi minuti dalla notizia sono arrivati i complimenti di Ciampi per la felice conclusione dell’operazione.
Davanti ai locali della squadra mobile di Palermo si è ben presto formata una folla, dalla composizione a dir poco insolita. Un gruppo di giovani del gruppo “ Addio pizzo” ha intonato cori contro il boss, scandendo le parole “La Sicilia vera siamo noi”. Accanto a loro dei turisti tedeschi, macchina fotografica alla mano, stanno immortalando l’evento.
Con questo arresto, lo Stato ha sferzato un duro colpo all’intera organizzazione di Cosa Nostra. Ma come ha ricordato l’ex procuratore generale di Palermo, Giancarlo Caselli, “Cosa Nostra non è solo Provenzano”. E aggiungerei che la malavita non è solo siciliana. E’ sui quotidiani di oggi la notizia di due fratelli della provincia di Catanzaro trovati morti nell’aretino. Un colpo di pistola alla testa. L’omicidio porta la firma delle cosche della Sila catanzarese. Un’organizzazione che ha fatto quattordici vittime in tre anni.
Queste due notizie date insieme rendono bene il senso della realtà del fenomeno mafioso. Continua a spargere sangue, come in un circolo vizioso difficile da chiudere. Ogni tanto però succede che questo circolo faccia acqua da una delle sue parti. Da questi squarci, fuoriescono i pentiti oppure, ed è il caso di oggi, autorevoli latitanti.

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